mercoledì 16 agosto 2023

RECENSIONE: NEIL YOUNG (Chrome Dreams)

NEIL YOUNG - Chrome Dreams (Reprise, 1977/2023)



la leggenda perduta

Si potrebbe fare un piccolo quanto inutile giochino: prendere matita e gomma, l'elenco dei dischi ufficiali di Neil Young usciti, l'elenco dei lost album lasciati nel cassetto durante gli anni e spuntare, cancellare, rimaneggiare i primi dando per buoni e non dimenticati i secondi. Poi fare la conta di cosa è rimasto. 

"Nel 1976 ero una furia è siccome avevo preso l'abitudine di scrivere diverse canzoni alla settimana, mi ritrovai ingolfato: avevo troppo materiale e poco tempo in studio. Registravo ovunque potessi farlo e mi muovevo velocissimo, finendo i miei dischi rapidamente. Per me non era tanto importante creare un disco perfetto, quanto piuttosto catturare su nastro le performance e il sentimento originale delle nuove canzoni. Che sia qualcun altro a fare il disco perfetto. Io dovevo prendermi cura delle canzoni". Così Neil Young spiegò quella bulimica vena artistica compresa tra 1972 e il 1977. Chrome Dreams esce con quasi cinquant'anni di ritardo per cercare di mettere ordine ai suoi infiniti archivi, farci spendere un po' di soldi (ma non è un obbligo) e permetterci di fare il gioco sopra proposto naturalmente. Scorrendo le canzoni nulla ci parla di sorprese e novità ma apre l'immaginazione dei "se e dei ma": cosa sarebbe cambiato se Chrome Dreams fosse uscito in quel 1977? Certamente American Stars 'N Bars sarebbe stato monco di tante canzoni straordinarie (e forse non sarebbe mai esistito) come 'Homegrown' (che in versione acustica doveva essere la title track di un altro lost album e invece qui compare nella versione Crazy Horse),  'Star of Bethlehem' (già apparsa anche su Homegrown), una 'Hold Back The Tears' qui in una versione embrionale, due canzoni amare sulla fine di un amore, o 'Will To Love' "una delle migliori robe che abbia mai fatto" racconterà Young di quella canzone composta davanti a un camino acceso da un uomo stonato, con la sua solitudine e il suono di una chitarra che si confondeva con lo scoppiettio dei ceppi sotto il fuoco. Un registratore a cassette Sony stava registrando tutto.  Nasce così un piccolo capolavoro di "scrittura libera" (mai suonato dal vivo) che lo ritrae nelle sembianze di un salmone che risale la corrente, oppure quella cavalcata carica di suggestioni con le chitarre elettriche in evidenza che è Like A Hurricane ("scrissi il testo di ‘Like a Hurricane’ su un pezzo di giornale sul retro della DeSoto Suburban del 1950 di Taylor Phelps, una sera verso la fine di Novembre del 1975"). Oppure Rust Never Sleeps non avrebbe mai avuto 

'Pocahontas', composta  nel 1976 e che sabbe dovuta finire prima ancora su Hitchhiker, 'Sedan Delivery' e 'Powderfinger' già promessa anche lei a Hitchhiker.

Su Freedom, disco che anticipava la rinascita degli anni novanta, non avremmo avuto 'Too Far Gone' che qui però compare nella sua prima stesura sempre con il mandolino di Poncho Sampedro in bella evidenza. Su Hawks & Doves non ci sarebbe stata 'Captain Kennedy' che però era già prevista sul lost album Hitchhiker. Una 'Stringman', ballata al pianoforte che comparirà per la prima volta nell'Unplugged per MTV solamente negli anni novanta, anche qui la versione è registrata live ma nel 1976. Una 'Look Out For My Love' che finì su Comes A Time.

Naturalmente anche questo Chrome Dreams sarebbe stato monco se avessimo applicato lo stesso criterio ma "lost album" contro "lost album". Perchè pare ci sia sempre un lost album prima di un lost album.

Sì insomma, un bel casino questo giochetto. Certo: un disco per completisti, per fan incalliti che già lo conoscevano attraverso i bootleg che circolavano dai primi anni novanta ma che ora possiamo ascoltare tutti proprio così come fu pensato. Apparentemente poco imparentato con Chrome Dreams II che uscì nel 2007 se non l'idea di assemblamento di canzoni provenienti da periodi diversi.

 Molte anche le leggende che ruotano intorno ad alcune canzoni pensate per questo album: 'Powderfinger', 'Captain Kennedy' e 'Sedan Delivery'  sarebbero state proposte ai Lynyrd Skynyrd del periodo Street Survivors, un ulteriore segnale di distensione tra Neil Young e il gruppo dopo le scaramucce post 'Alabama'. Infine la copertina: disegnata da Ronnie Wood.

Un fottuto capolavoro se fosse uscito con i tempi giusti. Oggi sembra un superbo greatest hits. E sono solo 12 canzoni.








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