domenica 18 gennaio 2026

RECENSIONE: GLUECIFER (Same Drug New High)

 

GLUECIFER  Same Drug New High (Steamhammer, 2026)





il ritorno 


Me la ricordo molto bene quella serata del 1 Febbraio 1998 al Babylonia di Biella: una domenica sera con il meglio del rock'n'roll scandinavo sulla piazza ai tempi. Di scena gli svedesi Hellacopters, ad aprire i norvegesi Gluecifer. Che serata infuocata! Sono passati ventisette anni e dopo aver sognato per anni un'altro concerto con questa accoppiata protagonista, oggi nel 2026 quel sogno si potrebbe compiere da qualche parte in giro per il mondo. Non certo al Babylonia morto e sepolto da anni e forse nemmeno in altri posti d'Italia visto che il tour dei Gluecifer non toccherà nemmeno il nostro paese. Tornati in pista gli Hellacopters con un paio di dischi senza la carica della gioventù ma con la classe della maturità, anche i norvegesi guidati da Biff Malibu (voce) e Captain Poon (chitarra) con Raldo Useless (chitarra), Danny Young (batteria) e Peter Larsson (basso) ricompaiono dopo un'assenza discografica lunga ventidue anni (Automatic Thrill fu l'ultimo album nel 2004). L'idea di un nuovo disco nasce l'indomani del tour di reunion iniziato nel 2018 e proseguito fino al 2023 e come spesso succede ci si domanda: il tempo avrà scalfito l'inconfondibile rock'n'roll adrenalinico del quintetto norvegese? Quel gallo combattivo posto in copertina sembra essere chiaro: i Gluecifer sono tornati per restare e continuare a far muovere gambe e culi a tutti i loro fan sotto al palco. Il tris di canzoni iniziali le canta chiare, i Gluecifer sono ancora una fottuta macchina rock'n'roll, una delle migliori e forse sottovalutate degli ultimi trent'anni. 'The Idiot' (il titolo da un quartiere di Oslo) corre veloce con la carica del punk, 'Same Drug New High' è più cadenzata ma sferraglia che è un piacere, mentre con 'Armadas' si ritorna a correre ad alta velocità. Se 'I'm Ready' ha il tiro degli Ac Dc con una melodia contagiosa (un po' come 'Made In The Morning'), 'The Score' presenta il riff più cadenzato e quadrato che sembra uscire dagli anni ottanta di qualche metal band old school. I tempi cambiano e in 'Pharmacy' Biff Malibu  ci accompagn tra i marciapiedi di una città abitata da zombie annientati da Fentanyl, ma non troppo visto che la vita on the road dei musicisti che esce da 'Another Night, Another City' sembra essere la stessa di sempre. La loro 'We're Are The Road Crew' degli amati Motorhead che seguirono pure in tour. '1996' riporta le lancette indietro alla loro entrata in scena, poco prima del debutto Ridin' The Tiger, scandinavian rock  come ai vecchi tempi, mentre 'On The Wire' chiude il disco seguendo una stralunata tastiera molto sixties e psichedelica.

Undici canzoni tra punk, garage e hard rock che Biff Malibu descrive così: "canzoni su un quartiere di Oslo, un rifugio dalla città verso uno stile di vita rurale e alternativo, sull'amore, sull'odio, sulla grandezza da due centesimi, sull'apocalisse e sulla descrizione precisa della vita del Capitano Poon a metà degli anni Novanta".

Il mondo intorno a loro è cambiato, tutto corre sempre più veloce ma lo spirito della musica esce ancora intatto e immutato come in quel 1996. Bentornati.




sabato 17 gennaio 2026

RECENSIONE: STEVE RUDIVELLI (Bla Bla Bla Mon Amour)

 

STEVE RUDIVELLI - Bla Bla Bla Mon Amour (autoproduzione, 2025)



working class hero 


Ho sempre pensato che se abitasse in Texas, metti ad Amarillo, tanto per rimanere in tema con un grandissimo artista scomparso da pochissimo tempo, Steve Rudivelli sarebbe uno di quegli eroi locali che potresti trovare tutte le sere dove si suona musica live, nei saloon, nelle cantine, nei pub. Stivali a punta, jeans attillati, cappello in testa, chitarra in mano e armonica al collo,  Steve Rudivelli lo trovate invece nei locali della laboriosa provincia brianzola come lo trovai io l'unica volta che lo vidi  dal vivo una sera di fine autunno. Lui stava fuori dal locale coperto solo da un gilet io morivo già dal freddo. Se non avessi avuto un bicchiere d'alcol in mano lo avrei aspettato all'interno. Invece fu piacevole trovarsi lì.

Local hero per eccellenza, musicista di giorno, operaio di notte, uno che sposa di diritto la filosofia di Pino Scotto: a proposito cercatevi il suo ultimo The Devil's Call, gran bel disco di hard blues, passato troppo inosservato.

Bla Bla Bla Mon Amour non tradisce la scia degli ultimi album di Rudivelli, scarni e acustici, solitari, folk, lontani dal rock’n’roll delle sue cose più vecchie e che forse un giorno ritorneranno.

Album, gli ultimi, che sembrano ancora figli del lockdown, quando soltanto una chitarra bastava per intrattenere e sopravvivere ma c'è anche quel retrogusto di salsedine che spesso fa capolino ricordandoci, con velata malinconia, che non bisogna mai smettere di sognare che tu viva in Brianza, in Texas o a Malibù.

Canzoni tenute insieme da chitarra, voce e armonica con la sola chitarra elettrica (e slide) del fedele Andy D a ricamarci sopra. Storie di provincia e sogni di rock’n’roll appiccicati come chewgum sulla pelle dove  personaggi non ben identificati ma con la targhetta loser attaccata al collo vagano in cerca di fortuna: c'è chi ha un dente d'oro ('Jack Dal Dente D'Oro') e chi un Osso di animale come collana ('Osso Di Pescecane'). Spesso i suoi testi giocano con la fonetica delle parole ('John Sexy Paranoid Yellow') e fanno da impalcatura a uno stile personale. Tutto suo. Non è difficile intercettare Bob Dylan e il primo John Prine nella sua musica, mentre affiorano  Paolo Conte in 'Francia Perché e nelle atmosfere calienti di 'Calypso Malibù' e Rino Gaetano in 'Chewingum Revenge' e nella fotografia color seppia fotografata in 'Summer 23'. Il border walzer di  'Ultimo Ballo', la title track e 'Diamond On Diamond' ci regalano invece il suo lato più romantico. Se passate in Brianza, entrate in un bar, sfogliate il giornale locale che trovate sopra al frigo dei gelati e cercate le pagine degli spettacoli, se siete fortunati scoprirete che Steve Rudivelli quella sera suonerà da qualche parte lì, proprio vicino a voi. 



RECENSIONE: STEVE RUDIVELLI - Brianza Texas Radio (2018)

RECENSIONE: STEVE RUDIVELLI - Metropolitan Chewingum (2020)

RECENSIONE: STEVE RUDIVELLI - Gasoline Beauty (2021)

RECENSIONE: STEVE RUDIVELLI - Calypso Gin (2022)


mercoledì 7 gennaio 2026

RECENSIONE: BRYAN ADAMS (Roll With The Punches)

 

BRYAN ADAMS  Roll With The Punches (Bad Records, 2025)




il combattente

l'industria musicale è in continua trasformazione, sempre più difficile stare dietro alla valanga di uscite che sembrano attaccarci da ogni parte. Uno ci prova ma la sconfitta è sempre dietro l'angolo: centinaia di dischi in streaming e sulle piattaforme, decine e decine di CD e vinili, per chi ci crede ancora, ci riempiono le orecchie ponendoci davanti a delle scelte.

Succede così che Bryan Adams con Roll With The Punches, uscito per la sua etichetta Bad Records, tiri fuori il suo miglior disco da parecchi anni a questa parte e quasi nessuno ne parli. Ok, non sarà a livello dei grandi successi anni ottanta e novanta, non è Reckless e neppure Walking Up The Neighbours, ma il canadese è sempre stato uno piuttosto "giusto", fedele al suo rock melodico dove chitarre e pop contano alla stessa maniera e le grandi arene continua a riempirle, nonostante tutto. Togliendo una ballata di troppo come 'Life Is Beautiful', sdolcinata a dir poco, quello che rimane è un disco alla Bryan Adams al cento per cento, e l'aiuto di vecchie  volpi come Mutt Lange e Jim Vallance confermano. Dalle tirate rock di 'Make Up Your Mind', 'Be The Reason' e 'Roll With The Punches' con la chitarra del veterano Keith Scott a salire in cattedra ( "è un messaggio per me stesso. Ho lasciato il mio management e sono diventato un artista indipendente dopo 40 anni con la Universal Music. Finalmente ero libero. Il messaggio è: continua ad andare avanti, continua a progredire e tutto andrà bene") agli influssi bluesy di canzoni come 'A Little More Understanding' dal ritmo funk e guidata dall'Hammond (" è  il mio messaggio per i tempi che stiamo vivendo. Viviamo tempi precari. Non è una canzone politica, ma è certamente una canzone che parla di questo: forse se ci capissimo tutti un po' meglio, se ci mettessimo nei panni degli altri e guardassimo entrambi i lati, scopriremmo di avere effettivamente un terreno comune") e 'How' s That Workin' For Ya?' con armonica battente territori Stones a ballate come 'Two Arms To Hold You' e 'Will We Ever Be Friends Again' che non avranno la forza dirompente delle sue migliori ballate che si arrampicavano ai primi posti delle classifiche ma sembrano trasmettere ancora tanta onestà e mestiere.

'Never Ever Let You Go' è puro rock pop con la targhetta eighties attaccata al collo mentre 'Love Is Stronger Than Hate' è un folk chitarra, armonica e piano quasi springsteeniana nella sua costruzione perfino nel testo che esce dal mood dei buoni propositi che impera (la forza di combattere per andare avanti e un set fotografico molto esplicito preparato da lui stesso) per raccontarci gli orrori della guerra visti dagli occhi di un soldato.

Per chi vuole ritrovare invece il Bryan Adams più semplice e grezzo, unplugged, la versione deluxe presenta un secondo CD con sette delle dieci canzoni rilette in acustico, solo chitarra e voce, armonica e piano all'occorrenza.





venerdì 2 gennaio 2026

i miei DISCHI del 2025

 



il mio 2025 in 12 Dischi (+12)

JAMES McMURTRY - The Black Dock And The Wandering Boy

MAVIS STAPLES - Sad And Beautiful World

BONNIE PRINCE BILLY - The Purple Bird

MICAH P.HINSON - The Tomorrow Land

RODNEY CROWELL - Airline Highway

CURTIS HARDING - Departures & Arrivals: Adventures Of Captain Curt

JASON ISBELL - Foxes In The Snow

AVETT BROTHERS and MIKE PATTON - AVTT PTTN

THE SAINTS - Long March Through The Jazz Age

CHARLIE MUSSELWHITE - Look Out Highway

JONATHAN JEREMIAH - We Come Alive

CHRIS ECKMAN - The Land We Knew The Best

+

Robert Plant - Saving Grace

Counting Crows - Butter Miracle 

Van Morrison - Remembering Now

Bob Mould - Here We Go Crazy

Marcus King Band - Darling Blue

Elton John & Brandi Carlile - Who Believes In Angels?

Joe Bonamassa - Breakthrough

Paul Weller - Find El Dorado

Buddy Guy - Ain't DonevWith The Blues

Willie Nile - The Great Yelliw Light

Steven Wilson - The Overview

Hayes Carll - We're Only Human



il mio 2025 in 12 Dischi HARD/HEAVY e altre cose (+ dodici)

CORONER - Dissonance Theory

TESTAMENT - Para Bellum

PARADISE LOST - Ascension

DEFTONES - Private Music

PENTAGRAM - Lightning In A Bottle

BENEDICTION - Ravage Of Empires

HELLACOPTERS - Overdriver

HELLOWEEN - Giants & Monsters

CHEAP TRICK - All Washed Up

AGNOSTIC FRONT - Echoes In Eternity

KING WITCH - III

NIGHTSTALKER - Return From The Point Of No Return

  +

Warlung - The Poison Touch

Danko Jones - Leo Rising

Gotthard- Stereo Crush

Alice Cooper - The Revenge Of Alice Cooper

The Rods - Wild Dogs Unchained

Helstar - The Devil's Masquerade

Steve Von Till - Alone In A World Of Wounds

The Hives - The Hives Forever Forever The Hives

Biohazard - Divided We Fall

FM - Brotherhood

Adrian Smith/Richie Kotzen - Black Light/White Noise

Michael Schenker Group - Don't Sell Your Soul


il mio 2025 in 12 Dischi ITALIANI

ANGELA BARALDI -3021

MESSA - The Spin

CASINO ROYALE - Fumo

EDDA - Messe Sporche

LUCIO CORSI - Volevo Essere Un Duro/La Chitarra Nella Roccia

NEGRITA - Canzoni Per Anni Spietati 

ENRICO RUGGERI - La Caverna Di Platone

ANDREA LASZLO DE SIMONE - Una Lunghissima Ombra

CRISTIANO GODANO - Stammi Accanto

CAPAREZZA - Orbit Orbit

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO - Storie Invisibili

DADÀ - Core In Fabula