MEGADETH Megadeth (Tradecraft/ BLKIIBLK, 2025)
this is my life
La mano del tempo ha lisciato a dovere il carattere ispido che ha segnato gran parte della sua carriera ma si è accanita con forza sul fisico. Dave Mustaine negli ultimi anni ha combattuto con svariati malanni (artriti alle mani, problemi cervicali con operazioni annesse, un cancro alla gola vinto) che l'hanno portato a quella decisione che un musicista vorrebbe posticipare il più possibile: la fine della sua creatura Megadeth. Il capolinea da festeggiare, possibilmente per più tempo possibile. Una fine che ha un album e avrà un tour che come minimo durerà tre anni. Scelta bizzarra per uno messo male fisicamente. Ma per ora sembra proprio sia così. O quasi. Si sa come vanno a finire certe cose. Megadeth è un album che si veste a festa fin dalla copertina con il buon Rattlehead vestito elegantemente di bianco ma con la fine segnata dal fuoco pronto a cancellarne le tracce, anche se sappiamo che tutto rimarrà a segnare la storia della musica heavy metal con almeno un poker di dischi (forse più) da possedere e amare.
Un disco che nulla inventa ma che ripercorre un pò tutte le tappe della band, musicalmente vario ma in generale con la melodia della maturità come faro guida, in barba a quei puristi del metal che vorrebbero ancora la velocità della gioventù come se tutto fosse cristallizzato al 1984 e forse neppure erano nati . Ogni epoca ha la sua marcia.
Eppure ci sono un paio di episodi che portano a quel thrash tecnico e ricco di cambi di tempo che caratterizzavano Rust In Peace: l'iniziale 'Tipping Point' che apre l'album in maniera sublime, sicuramente la migliore traccia, è un biglietto da visita più che dignitoso per una band in giro da quarant'anni. Da sola sembra mangiarsi gli ultimi vent'anni degli amici/nemici Metallica condensando in solo quattro minuti tutto ciò che James Hetfield e soci non riescono più a raggiungere.
Le fa eco 'Made To Kill' con batteria (Dirk Verbeuren) e basso (James Lomenzo) in primo piano e quelle accelerazioni speed con assoli disseminati un po' ovunque. E i defender qui sono accontentati.
L' anarco punk di 'I Don't Care', tanto ribelle quanto quasi infantile nel suo testo è un testamento di indipendenza che scava ancora più indietro nel tempo così come 'Let There Be Shred', una battaglia all'ultimo assolo di chitarre tra Mustaine e il nuovo chitarrista, il finlandese Teemu Mantysaari che si dimostra degno successore dei tanti chitarristi che si sono avvicendati nel tempo. Lo dimostra pienamente lungo tutte le undici tracce, portandosi a casa i complimenti del capo.
Ma sono i mid tempo intrisi di melodia che si riallacciano agli anni novanta di Countdown To Extinction, Youthanasia e il sempre dimenticato Cryptic Writings a prevalere: 'Hey God' è un dialogo con la ritrovata spiritualità, un avvicinamento che ha lasciato il segno dopo la vittoria sul cancro, 'Puppet Parade' si sarebbe collocata bene in scaletta tra 'Skyn O' My Teeth' e 'Symphony Of Destruction', 'Another Bad Day' rallenta ulteriormente in una spirale melodica che lascia poco scampo, "si sopravvive giorno dopo giorno" sembra il monito, così come 'Obey The Call' avanza intrisa di velata tristezza e 'I Am War' sembra scavare dentro all'anima di un musicista che nel bene o nel male non è mai venuto a patti con nulla e nessuno, pagando tutto sulla propria pelle e reagendo a pari passo con il suo carattere mai troppo accomodante ma sempre verace e schietto.
Fino alla autobiografica, fino all'osso, 'The Last Note' dove Mustaine scrive il suo testamento, ripercorrendo la carriera fino a giungere a quel "long goodbye" che dice tutto o forse niente. Un finale che una chitarra arpeggiata rende triste più del dovuto. A proposito è uscito pure un film Behind The Musk dove Mustaine ripercorre quarant'anni di musica.
Di questi giorni però la dichiarazione che forse ci sarà il tempo per un disco solista in futuro.
Ma siccome l'inizio della storia di Mustaine ha un nome la fine lo riesuma mantenendo fede alle radici: 'Ride The Lighning' sia'. Assolo o non assolo uguale all'originale chi se ne frega: dibattiti per giovani youtuber. Megadeth ha diviso, sta dividendo, ma è un disco piacevole dall'inizio alla fine, cosa che, dalle mie parti, con i Megadeth non succedeva da parecchio.


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