IOMMI From The Dark (BMG, 2026)
il mondo di Iommi
In testa la melodia, tra le dita i riff. Quando Tony Iommi decide che il momento è quello giusto per regalare al mondo nuove canzoni, spostatevi tutti. E di canzoni ne bastano solamente otto per riprendersi la scena da lui stesso creata. Per ritrovare la chitarra di Iommi in un disco intero bisognava andare indietro di tredici anni (troppi!) quando nel 2013 uscì 13, capitolo conclusivo dei Black Sabbath con Ozzy Osbourne e dei Black Sabbath tutti. Periodo che coincise pure con la più brutta delle notizie: gli fu diagnosticato un cancro. "Continuo a chiedermi quando morirò. Sì, lo faccio. Ma mi piace essere creativo. Mi piace farlo, e mi dà la forza di andare avanti." ha dichiarato recentemente.
Ma se c'è un disco che meriterebbe di uscire a nome Black Sabbath è proprio questo From The Dark, così come fu The Devil You Know uscito a nome Heaven & Hell. Vecchia storia.
Se nel suo primo disco solista (no non sto parlando di Seventh Star che invece il nome Black Sabbath se lo prese) chiamò a se una pletora di musicisti e cantanti (Henry Rollins, Ozzy, Skin, Billy Idol, Phil Anselmo, Dave Grohl, Peter Steele...), mentre per Fused si avvalse della collaborazione di Glenn Hughes (con lui uscì pure il buon The 1996 Dep Sessions), questa volta puntando sul cantante norvegese Jørn Lande (Masterplan, Avsntasia) e la sua vocalità non troppo lontana da R.J. Dio, ma anche autore di tutti i testi (una calata drammatica nel mondo oscuro di oggi tra guerre, alienazione e un'apocalisse mai così vicina) cerca di recuperare i Black Sabbath più dinamici, heavy e epici dei dischi con Dio (tracce di Mob Rules e Dehumanizer) e Tony Martin (tracce di The Headless Cross e del sempre sottovalutsto Cross Purposes).
L'ascolto dell'iniziale 'Over The Violet Sun', del riff thrash di 'World Alone', dell'epica e quadrata 'Stormwatcher' e della più veloce 'Return Of Arbalist' sembrano confermare anche grazie all'enfasi vocale di Lande che fa un lavoro straordinario (i toni ruvidi lo allontanano dai continui paragoni con Dio) ma...
Ma non mancano lente e atmosferiche passeggiate negli inferi del doom (con tutti quei cambi di tempo cari a Iommi) che riportano ai primi giorni di Birmingham: con 'Black Times' in testa, 'Beyond The Dead', i chiaro scuri di 'Death Wake' (con l'amico Brian May a lasciare il suo assolo), i sette minuti finali di Legacy che riassumono il Tony Iommi pensiero, un blues oscuro dai riff imponenti e assoli mai banali (elettrico e acustico), così come non lo sono tutti quelli che l'hanno preceduto. Un disco che cerca le sue origini nel passato ma calato perfettamente nel presente anche grazie alla produzione moderna ma "rispettosa" di Mike Exeter (anche tastierista) e ai musicisti che vi hanno suonato: la bassista Becky Baldwin (Fury, Mercyful Fate) e il batterista Karl Brazil.
La carriera solista di Iommi non è stata prolifica ma From The Dark si candida ad essere il miglior disco uscito a suo nome e che ciò avvenga nel 2026 a 78 anni suonati non si può chiamare miracolo, sarebbe troppo riduttivo, ma classe! E se i risultati sono questi è lecito aspettarsi altro di questo livello in futuro. Se invece dovesse essere il sipario sulla carriera, di meglio non si poteva fare. In testa la melodia, tra le dita i riff: perché la differenza la fa chi sa scrivere ancora canzoni. E Iommi la differenza l'ha sempre fatta.
















































