SEASICK STEVE The Last Season Of America (Eastcote Recordings, 2026)
"abbiamo un criminale che gestisce questo posto"
Quando Seasick Steve e la moglie Elisabeth nel 2024 decisero di attraversare l'America per un viaggio on the road che li avrebbe portati da Miami a Los Angeles pensavano quanto meno di divertirsi. Di passare ore spensierate in viaggio con i paesaggi a scorrere veloci dai finestrini. A viaggio concluso però si erano accorti dell'enorme tristezza e senso di angoscia che quei giorni avevano lasciato nei loro umori. Dai finestrini erano apparsi più povertà e degrado che altro. A questo punto era tutto buon fieno da mettere via per ispirare nuove dieci canzoni che sono diventate "The Last Season Of America" (titolo preso in prestito da una frase carpita dentro a un locale di New Orleans), ossia una specie di concept album dai tratti politici che misura la febbre del suo paese, giungendo a due conclusioni: il sogno americano si sta sgretolando ma si può ancora sperare in una rinascita.
Seasick Steve non le manda certamente a dire: "abbiamo un criminale che gestisce questo posto, ha bugie scritte su tutta la faccia", canta in 'Bad Things' auspicando il ritorno e l'aiuto di vecchi eroi come Martin Luther King mentre intorno costruisce un funky ballabile che piacerebbe tanto a Mick Jagger.
Mentre in 'Free Man', uno spoken funky assai incazzatato, proclama la sua libertà e indipendenza nel muoveversi nel music business ("pieno di merda"): " sono un uomo libero, sono un uomo libero. Prenderò i soldi e scapperò" è la conclusione. Più chiaro di così.
Un disco dalle tante sfumature che sa passare da 'El Camino' con i suoi sapori tex mex che ricordano da vicino il compianto Joe Ely mentre ospita El Jefe Ricardo Arjona al canto a una 'Surf Flat' che dice tutto nel titolo, strumentale surf rockabilly dai toni dark che ritorna a un vecchio amore come fece con un suo disco passato Sonic Soul Surfer del 2015.
'Somebody' e un blues che parte acustico e si incendia nel finale anche grazie alla batteria del fraterno e sempre presente amico Crazy Dan Magnusson. A completare "La Banda": brother Dave Okumu (chitarra elettrica dei The Invisible) e brother Martin Terefe (basso e anche produttore del disco). Più svariati musicisti che arricchiscono di archi la dolce ballata acustica 'Matilda' che lievita nel finale e di fiati la conclusiva 'Feel The Sun' che stempera l'aria pesante dando un barlume di speranza.
"Ci sono cose brutte, ma possiamo ancora cambiare. Se credi nella speranza, possiamo ricomporci. Io credo ancora nel potere dell'amore" canta Seasick Steve in 'Bad Things' anticipando il finale. Un bel disco che abbandona la grezza attitudine di un tempo comunque presente in canzoni come 'Above Ground Boogie', blues che avanza sornione per sciogliersi nella psichedelia e 'Bootstraps' altro blues duro e puro che si sofferma sulla mortalità per giocare più di fino e di sfumature. L 'inizio tranquillo e folk del disco con 'Last Season', giusta prefazione a tutto quello che seguirà, è un televisore accesso che ci avverte: "è l'ultima stagione dell' America E non la vedremo mai più".
Citando il titolo di un suo vecchio disco, "Non si possono insegnare nuovi trucchi a un vecchio cane", bisogna dire che anche questa volta Seasick Steve ha tirato giù un disco sincero, a tratti incazzato, che ci racconta di politica corrotta, disudiaglianze sociali, invecchiamento e libertà attraverso gli occhi di chi ne ha già viste molte, difficile da fregare, ma che in fondo alla strada vede ancora una luce di amore e speranza.















































