NEIL YOUNG & THE CHROME HEARTS Second Song (Reprise Records, 2026)
guardare avanti dalllo specchietto retrovisore
Ci sono dischi che sembrano già importanti prima della loro uscita. Mi riferisco a quei dischi che escono in momenti importanti: questo potrebbe esserlo. Per me. Dischi che potrebbero far male. Segnare. Mettere dei paletti. O più semplicemente far intuire. Spronare. Far continuare. Fare del bene. Eh sì sembra increbile, vero? Eppure l'uscita di un nuovo disco di Neil Young può ancora avere la sua importanza. Dipende da noi. Dal livello della soglia emotiva che lo accoglierà. E questa volta pure Neil Young sembra averla abbassata di molto quella soglia, invitandoci dentro ai suoi pensieri di ottantenne davanti al passato. Lo aveva già fatto, certo, ma aveva meno anni.
Già gli undici minuti del primo singolo 'Second Song' uscito un mese prima, una classica ballata che sembra iniziare la' dove finiva 'Will To Love' (non vi è dubbio: "NEIL YOUNG fa Neil Young" e anche bene, ancora bene) e dove canta "sogno un modo di vivere, un modo di condividere ciò che troviamo. Un modo di camminare lentamente tra le foglie fumose del tempo" con la sua bella melodia, arricchita dal Dulcimer di Micah Nelson, si piazza al centro e fa ruotare su di sé il carattere acustico e rarefatto dell'intero disco.
Come già usato per Before + After i caratteri della scritta di copertina riprendono quelli di After The Goldrush, forse a sottolineare il carattere nostalgico dell'album che questa canzone sembra confermare, anche nel video dove le strade che portano al suo mitico Broken Arrow Ranch sono protagoniste. In copertina sembra guardarsi indietro, o meglio dire:"prima che chiuda la portiera della mia auto aspettate che vi racconto ancora qualcosa di me". Anche di molto intimo.
E lo fa in queste sette canzoni registrate rigorosamente in analogico (non parlate di intelligenza artificiale difronte a lui) agli Shangri-La Studios di Rick Rubin a Malibu, in California, prodotto da Lou Adler, insieme ai Volume Dealers, ossia lo stesso Young con Niko Bolas.
Ad accompagnarlo i Chrome Hearts dove un fondamentale Spooner Oldham tesse trame di organo, piano, mellotron che si riallacciano al passato, partendo da Comes A Time (1978) e toccando tutti i successivi e importanti dischi acustici del canadese, serpeggiando in modo così naturale tra la voce di Young. I Chrome Dreams formati dal batterista Anthony LeGerfo, il bassista Corey McCormick, e la chitarra di Micah Nelson vanno dietro come veterani, costruendo suoni caldi e avvolgenti. Ci si sente a casa. Ma che la band sappia il fatto suo lo si era capito già dal fantastico live album As Time Explodes uscito pochi mesi fa. Aveva pure suonato nel precedente in studio Talking To The Trees.
Tra le sette canzoni anche due vecchi ripescaggi dai tempi degli Squires, la sua band attiva dal 1963 al 1965: ossia 'I'll Love You Forever' e 'Casting Me Away From You'. La prima che conclude il disco, fu scritta per un vecchio e "primo amore" dei tempi del liceo ma ora è diventata una dedica d'amore alla sua attuale compagna Daryl Hannah che si merita pure i versi della nuova 'Earth Girl', breve e dolce dedica al pianoforte ("Sei la luce della mia vita / Come un fiume che scorre dritto nel mio cuore "e alcuni versi contenuti in 'Soon I Might Be Going'.
La seconda, il country rock 'Casting Me Away from You', è invece un brano che registrò per la prima volta nel 1965 nella soffitta di un amico a Toronto. Divenne poi quella 'Emperor of Wyoming' che apriva il primo album solista. Ora, con questo passo, pare uscita direttamente da Harvest.
Il passo lento e meditativo dell'intero album parte con 'The Foggy Edge Of Time', una canzone che ha nel testo il dna impetuoso del suo autore. Un uomo che ha portato sempre avanti le sue scelte, a volte sbagliando, ma non rinnegando mai nulla." Dovevo semplicemente prendere delle decisioni, e non erano decisioni facili, ma le ho prese e avranno ripercussioni per sempre" lascia detto in una recente intervista a NPR. Canzone che sembra evocare il viaggio dal Canada a Los Angeles, dove i Buffalo Springfield hanno mosso i primi passi a metà degli anni sessanta: "Mi stavo dirigendo a sud verso il mio destino/ Quel giorno ho iniziato a vivere come volevo".
Che il tempo sia un prezioso alleato su cui però non bisogna fare troppo affidamento lo si capisce anche da 'Day After Day'. Non c'è tempo per troppi rimpianti. Young mette in fila giorni e pensieri, apparentemente disordinati e vive il suo presente tra gesti quotidiani e la natura che lascia i suoi inequivocabili segni. C'è tutto il Neil Young pensiero, anche musicale.
Se il precedente album Talking To The Trees (2025) era più incisivamente politico e calato nel fosco presente (citando apertamente Donald Trump e Elon Musk) questa volta solo nei nove minuti di 'Soon I Might Be Going', apparentemente una lettera alla figlia, vi è qualche traccia di attualità. ("Il presidente era in TV e diceva che andava tutto a gonfie vele / Ma sta demolendo la vecchia Casa Bianca"). Una delle migliori canzoni del disco, unica concessione ai riverberi delle chitarre elettriche, ricordando da vicino certe atmosfere cupe e minacciose di Le Noise.
Sulla scia dei suoi più importanti dischi acustici, Second Song è una lunga riflessione, il più possibile spontanea, sul ruolo di un ottantenne davanti al trascorrere del tempo. A galla questa volta rimangono i piccoli gesti quotidiani, l'amore e i piccoli e grandi cambiamenti. Dopo il regalo di Paul McCartney con The Boys Of Dungeon Lane, un ottimo Neil Young segue la scia. Da tempo attendevo un suo disco così: che potesse fare compagnia a Harvest, Comes A Time, Harvest Moon, Silver And Gold e Prairie Wind. Eccolo!












































