MICHAEL MONROE Outerstellar (Silver Lining Music, 2026)
rock and roll finchè ce n'è
Si fa fatica ad associare questa copertina che pare più la scatola di qualche collirio a buon mercato al rock'n'roll di un'istituzione in pista da quarant'anni come Michael Monroe. E allora non giudichiamo il disco dalla copertina ma passiamo subito alla dodicesima traccia in scaletta: si intitola 'One More Sunrise' è la canzone più lunga che il finlandese abbia mai scritto. Sette minuti e quaranta secondi che sembrano ben rappresentare la completa maturità artistica di chi non ha più nulla da dimostrare a nessuno: una canzone dall' imponente crescendo che pare cercare quell'epicicità quasi springsteeniana perduta nei seventies con l'amato sax e un pianoforte protagonisti . Una canzone che non ti aspetti che lo stesso Monroe racconta così: "mi piace perché rompe gli schemi e si allontana dai formati classici. Mi piace creare qualcosa di diverso, inaspettato. Ecco perché "One More Sunrise" è una delle mie canzoni preferite".
Ok. Ma prima cosa troviamo? Il solito grande rock'n'roll di uno dei pochi grande rocker rimasti su questa terra. Michael Monroe sta viaggiando verso i sessantaquattro anni (salutista e ripulito pure ) ma dentro di lui alberga ancora lo spirito ribelle di chi attraverso tutte le tappe della sua carriera che si chiamino Hanoi Rocks, Demolition 23, Jerusalem Slim o solista (è partito con Night Are So Long nel 1987) sia riuscito a creare quel lungo ponte che parte da Stooges, Stones e New York Dolls e porta allo sleaze rock degli anni ottanta fino a proiettarsi fino ad oggi. Saranno pure passati gli anni ma quando partono canzoni come 'Rockin Horse' (una dichiarazione di indipendenza), 'Shinola', 'Newtro Bombs', 'Rode To Ruin' caricate a salve da antico spirito punk , lo sleaze di 'Disconnected' che si scaglia contro il modernismo esasperato , l'armonica di 'Precious', le atmosfere più cupe di 'Painless' (racconto sui rapporti burrascosi con le case discografiche) , le accattivanti atmosfere sixties create dalle tastiere su cui veleggia 'When The Apocalypse Comes' (dove canta: "Quando arriva l’apocalisse, il posto migliore per l’ultimo momento è tra le braccia di una persona cara") o i toni che si abbassano nella ballata acustica 'Glitter & Dust' capisci che Michael Monroe fa ancora dannatamente sul serio.
E quell'epopea legata al rock'n'roll rimane salda in canzoni esplicite come 'Black Cadillac' che Monroe racconta così: "questa canzone parla di un amico, un tossicodipendente che viveva nel bagagliaio di una Cadillac in un parcheggio. Era Johnny Thunders , il chitarrista dei New York Dolls , un tipo che conoscevo bene. Aveva ovviamente un problema di eroina. Ma a un certo punto, a New York , viveva effettivamente nel retro di questa Cadillac in un parcheggio". E il forte legame a musicisti fedeli come il chitarrista Steve Conte e il bassista Sammi Yaffa fa il resto. A completare Rich Jones (chitarra) e Karl Rockfist (batteria).
Ennesima lezione di attitudine. Disco che arriva ancora con freschezza e vitalità.



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