sabato 17 gennaio 2026

RECENSIONE: STEVE RUDIVELLI (Bla Bla Bla Mon Amour)

 

STEVE RUDIVELLI - Bla Bla Bla Mon Amour (autoproduzione, 2025)



working class hero 


Ho sempre pensato che se abitasse in Texas, metti ad Amarillo, tanto per rimanere in tema con un grandissimo artista scomparso da pochissimo tempo, Steve Rudivelli sarebbe uno di quegli eroi locali che potresti trovare tutte le sere dove si suona musica live, nei saloon, nelle cantine, nei pub. Stivali a punta, jeans attillati, cappello in testa, chitarra in mano e armonica al collo,  Steve Rudivelli lo trovate invece nei locali della laboriosa provincia brianzola come lo trovai io l'unica volta che lo vidi  dal vivo una sera di fine autunno. Lui stava fuori dal locale coperto solo da un gilet io morivo già dal freddo. Se non avessi avuto un bicchiere d'alcol in mano lo avrei aspettato all'interno. Invece fu piacevole trovarsi lì.

Local hero per eccellenza, musicista di giorno, operaio di notte, uno che sposa di diritto la filosofia di Pino Scotto: a proposito cercatevi il suo ultimo The Devil's Call, gran bel disco di hard blues, passato troppo inosservato.

Bla Bla Bla Mon Amour non tradisce la scia degli ultimi album di Rudivelli, scarni e acustici, solitari, folk, lontani dal rock’n’roll delle sue cose più vecchie e che forse un giorno ritorneranno.

Album, gli ultimi, che sembrano ancora figli del lockdown, quando soltanto una chitarra bastava per intrattenere e sopravvivere ma c'è anche quel retrogusto di salsedine che spesso fa capolino ricordandoci, con velata malinconia, che non bisogna mai smettere di sognare che tu viva in Brianza, in Texas o a Malibù.

Canzoni tenute insieme da chitarra, voce e armonica con la sola chitarra elettrica (e slide) del fedele Andy D a ricamarci sopra. Storie di provincia e sogni di rock’n’roll appiccicati come chewgum sulla pelle dove  personaggi non ben identificati ma con la targhetta loser attaccata al collo vagano in cerca di fortuna: c'è chi ha un dente d'oro ('Jack Dal Dente D'Oro') e chi un Osso di animale come collana ('Osso Di Pescecane'). Spesso i suoi testi giocano con la fonetica delle parole ('John Sexy Paranoid Yellow') e fanno da impalcatura a uno stile personale. Tutto suo. Non è difficile intercettare Bob Dylan e il primo John Prine nella sua musica, mentre affiorano  Paolo Conte in 'Francia Perché e nelle atmosfere calienti di 'Calypso Malibù' e Rino Gaetano in 'Chewingum Revenge' e nella fotografia color seppia fotografata in 'Summer 23'. Il border walzer di  'Ultimo Ballo', la title track e 'Diamond On Diamond' ci regalano invece il suo lato più romantico. Se passate in Brianza, entrate in un bar, sfogliate il giornale locale che trovate sopra al frigo dei gelati e cercate le pagine degli spettacoli, se siete fortunati scoprirete che Steve Rudivelli quella sera suonerà da qualche parte lì, proprio vicino a voi. 



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