giovedì 26 febbraio 2026

RECENSIONE: MICHAEL MONROE (Outerstellar)

 

MICHAEL MONROE  Outerstellar (Silver Lining Music, 2026)





rock and roll finchè ce n'è

Si fa fatica ad associare questa copertina che pare più la scatola di qualche collirio a buon mercato al rock'n'roll di un'istituzione in pista da quarant'anni come Michael Monroe. E allora non giudichiamo il disco dalla copertina ma passiamo subito alla dodicesima traccia in scaletta: si intitola 'One More Sunrise' è la canzone più lunga che il finlandese abbia mai scritto. Sette minuti e quaranta secondi che sembrano ben rappresentare la completa maturità artistica di chi non ha più nulla da dimostrare a nessuno: una canzone dall' imponente crescendo che pare cercare quell'epicicità quasi springsteeniana perduta nei seventies con l'amato sax e un pianoforte protagonisti . Una canzone che non ti aspetti che lo stesso Monroe racconta così: "mi piace perché rompe gli schemi e si allontana dai formati classici. Mi piace creare qualcosa di diverso, inaspettato. Ecco perché "One More Sunrise" è una delle mie canzoni preferite".

Ok. Ma prima cosa troviamo? Il solito grande rock'n'roll di uno dei pochi grande rocker rimasti su questa terra. Michael Monroe sta viaggiando verso i sessantaquattro anni (salutista e ripulito pure ) ma dentro di lui alberga ancora lo spirito ribelle di chi attraverso tutte le tappe della sua carriera che si chiamino Hanoi Rocks, Demolition 23, Jerusalem Slim o solista (è partito con Night Are So Long nel 1987) sia riuscito a creare quel lungo ponte  che parte da Stooges, Stones e New York Dolls e porta allo sleaze rock degli anni ottanta fino a proiettarsi fino ad oggi. Saranno pure passati gli anni ma quando partono canzoni come  'Rockin Horse' (una dichiarazione di indipendenza), 'Shinola', 'Newtro Bombs', 'Rode To Ruin' caricate a salve  da antico spirito punk , lo sleaze di 'Disconnected' che si scaglia contro il modernismo esasperato , l'armonica di 'Precious', le atmosfere più cupe di 'Painless' (racconto sui rapporti burrascosi con le case discografiche) , le accattivanti  atmosfere sixties create dalle tastiere su cui veleggia 'When The Apocalypse Comes' (dove canta: "Quando arriva l’apocalisse, il posto migliore per l’ultimo momento è tra le braccia di una persona cara") o i toni che si abbassano nella ballata acustica 'Glitter & Dust' capisci che Michael Monroe fa ancora dannatamente sul serio.

E quell'epopea legata al rock'n'roll rimane salda in canzoni esplicite come 'Black Cadillac' che Monroe racconta così: "questa canzone parla di un amico, un tossicodipendente che viveva nel bagagliaio di una Cadillac in un parcheggio. Era Johnny Thunders , il chitarrista dei New York Dolls , un tipo che conoscevo bene. Aveva ovviamente un problema di eroina. Ma a un certo punto, a New York , viveva effettivamente nel retro di questa Cadillac in un parcheggio". E il forte legame a musicisti fedeli come il chitarrista Steve Conte e il bassista Sammi Yaffa fa il resto. A completare Rich Jones (chitarra) e Karl Rockfist (batteria).  

Ennesima lezione di attitudine. Disco che  arriva ancora con freschezza e vitalità.





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