sabato 9 maggio 2026

RECENSIONE: SOCIAL DISTORTION (Born To Kill)

 

SOCIAL DISTORTION  Born To Kill (Epitaph Records, 2026)





Nati per uccidere ma duri a morire. 


Mike Ness con i suoi Social Distortion ritorna quindici anni dopo l'ultimo  Hard Times and Nursery Rhymes (2011) che fu un tuffo nell'accogliente fieno della tradizione americana (a sua volta sette anni dopo Sex, Love And Rock'n'roll del 2004), con un disco che citando in più occasioni i suoi eroi (nei testi riferimenti a Lou Reed, David Bowie e Stooges) vuole riportare la band ai lontani tempi degli esordi segnati dal rock’n’roll e dal punk. Anche se non mancano riferimenti roots come il country 'Crazy Dreamer' con le ospitate di Lucinda Wiliams a duettare e Benmont Tench al pianoforte o il rifacimento di 'Wicked Game' di Chris Isaak, inspessita dalle chitarre e già proposta dal vivo. A proposito: ricordo il disappunto di qualche fan (al grido:" le chitarre Mike, le chitarre!" seguito da bestemmia) durante il loro ultimo concerto al Carroponte (Milano) nel 2022 durante l'esecuzione del brano. Chissà poi perché?

"Ho cercato di tornare a uno stile un po' più primitivo" dice Ness. E non mente. Nemmeno il suo fisico mente, tornato alla piena energia dopo la vittoria su un tumore alle tonsille che ne ha segnato gli ultimi anni di vita e di fatto frenato la registrazione di questo nuovo album rimandato più volte anche se in sede live non sono mancati i tour a tenere viva fiamma e bilanci. L'ultima volta in Italia a Milano nel 2022 , quest'anno la replica a Giugno, stesso posto, stesso orario.

Vittoria che va a sommarsi alle tante della sua vita. Non ultima: "mio figlio maggiore ha avuto problemi con la droga e l'alcol. Dovevo comunque andare in tour e affrontare la situazione".

Gli altri segnali sono proprio lì all'inizio: 'Born To Kill' e 'No Way Out' indicano la strada. Fiere, potenti, grezze, con la voce di sempre, per nulla intaccata dalla malattia. La prima una autobiografica dichiarazione d'intenti, un piccolo manifesto del "Ness pensiero", la  seconda, insieme a 'Don't Keep Me Hanging On' ripescata addirittura dal periodo di White Light, (White Heat, White Trash), annata 1996. Disco che Ness ha ammesso di usare come bussola della propria carriera, ma "penso che questo sia migliore". Il tempo ce lo dirà. E se i chorus di 'The Way Things Here', riflessione sulla gioventù a Fullerton, e di 'Tonight' sembrano entrare di diritto nella tradizione scritta dalla band (tra i più imitati ma mai eguagliati), suonano quasi heavy canzoni come 'Partners In Crime', un omaggio al potere salvifico del rock'n'roll e 'Walk Away (Don't Look Back)'. Il blues riveste 'Never Goin Back Again', autobiografica fino al midollo nel suo testo (Ness mette sempre tutto se stesso, vittorie e sconfitte) mentre la finale 'Over You' che chiude il disco, mischia alla perfezione radici e punk. Se qualcuno in questo 2026 mi chiedesse cosa sono i Social Distortion, farei ascoltare loro 'Over You'. Perfetta.

Prodotto da una vecchia conoscenza come Dave Sardy che intelligentemente sembra lasciare un po' di quella grezza e sporca patina da live band anche in studio di registrazione e con la partecipazione dei compagni di band Jonny Wickersham alla chitarra, Brent Harding al basso e David Hidalgo Jr. alla batteria (in formazione dal 2010 ma alla sua prima registrazione in studio con la band) e qualche ospite (Josh Jove, D. Sardy, Todd O'Keefe, Brett Gurewitz), Born To Kill non ha paura di intrufolarsi tra i migliori dischi della band di Orange County e questo a più di quarant'anni dagli inizi, confermando Ness come uno degli ultimi veri, grandi eroi del rock'n'roll americano. E se ancora non bastasse, le dichiarazioni rilasciate nelle ultime interviste promettono che non passeranno altri quindici anni per sentire nuove canzoni: "avevo più di 40 canzoni da esaminare e 40 idee, e abbiamo dovuto passare un paio di mesi solo per arrangiarle, suonarle e vedere quali funzionavano meglio. Abbiamo intenzione di sorprendere tutti e pubblicare un altro album in studio in tempi brevi". E noi aspetteremo. Intanto godiamoci questo ritorno. Uno dei più importanti dell'anno per chi crede ancora al potere salvifico del rock'n'roll.





Nessun commento:

Posta un commento