giovedì 30 aprile 2026

RECENSIONE: JOHN CORABI (New Day)

JOHN CORABI  New Day (Frontiers Records, 2026)




un disco perfetto?

Se oggi 30 Aprile 2026 qualcuno mi chiedesse il significato di Classic Rock non andrei indietro nel tempo scomodando artisti e band del passato, troppo facile, ma punterei diritto su questo New Day, il primo album solista con brani inediti di John Corabi, una delle migliori voci della sua generazione. Un disco che arriva all'età di 67 anni dopo quasi quarant'anni di carriera dove ha lasciato la sua voce e il suo carisma nei dischi di Scream, Motley Crue, Union e ultimi i Dead Daisies.

Perché arrivi solo adesso rimane un grande mistero visto che fa subito centro e avrebbe già potuto avere tanti piccoli e degni fratelli a precederlo. Non importa e godiamoci questo disco nato e cresciuto come si faceva un tempo.

Che dentro ci sia tutto l'amore per anni di ascolti e vita on the road lo si potrebbe capire dall'unica cover presente che chiude le dodici canzoni: la non scontata 'Everyday People' di Sly And The Family Stone. Suono analogico, niente modernismi disturbanti a pompare i suoni e tanta, tanta passione. Sono gli ingredienti che ricorrono e che tengono legate le dodici canzoni incise con la supervisione e l'esperienza di Marti Frederiksen e l'aiuto tra gli altri di musicisti quali Richard Fortus (chitarra nei Guns N' Roses), il pianoforte di Paul Taylor (Winger, Steve Perry) e Charlie Starr, chitarra e voce dei Blackberry Smoke. Dal messaggio positivo della title track posta in apertura, il disco viaggia tra i  sapori southern rock di tracce come 'That Memory' (ecco l'impronta di Charlie Starr), cadenzati e ariosi soul come 'Faith, Hope And Love', in 'When I Was Young' impossibile non pensare al primo Rod Stewart solista, amatissimo da Corabi, così come 'One More Shot' potrebbe uscire da un disco dei Black Crowes più funky e '1969' che già dal titolo potrebbe dire tutto ha il tiro dei bei tempi dei Creedence Clearwater Revival di John Fogerty. "1969 è una grande canzone ispirata dalla situazione attuale in America, che mi ha fatto pensare a un altro periodo turbolento negli anni ’60 e ’70".

'Laurel' ha il passo della stagione west coast anni settanta, ricordandomi anche Anders Osborne. L'accoppiata formata da 'Good To Be Back Here Again' e 'Love That 'll Never Be', la prima condotta al pianoforte, la seconda arricchita da arrangiamenti d'archi ci offre il momento più emozionale del disco. Nel finale oltre alla cover di Sly Stone c'è posto per due canzoni già conosciute uscite come singoli negli anni precedenti: 'Così Bella' con il suo sapore sixties e 'Your Own Worst Enemy' che gira intorno al contagioso e ritmato hard funky degli Aerosmith periodo Toys In The Attic.

"Volevo mettere insieme un album di brani eclettici e organici che ricordassero la musica con cui sono cresciuto, e credo davvero che la missione sia stata compiuta! Questo è un disco di puro rock and roll classico con sonorità anni ’60 e ’70… Alzate il volume e divertitevi!!!". Fatto.

Bravo Corabi! Un gran bel disco che potrebbe piacere a molti, non necessariamente fan dell'hard rock.  Per chi volesse: John Corabi sarà nel week end del Primo Maggio 2026 a Trezzo nella tre giorni del festival organizzato dalla nostrana Frontiers Records.




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