CHRIS BELL I Am The Cosmos (Rikodisc, 1992)
di passaggio
Con gli album postumi, spesso si raschia il cosiddetto fondo del barile. Ci sono però delle splendide eccezioni e I Am The Cosmos è una delle più limpide e luccicanti proprio come dev'essere stata la giornata in cui il fratello David scattò questa foto a Chris Bell sulle Alpi svizzere. E già questa copertina si porterebbe a casa la partita, almeno ai miei occhi sempre intrisi di verdi vallate e montagne imbiancate.
Lasciati i Big Star, non senza qualche strascico, quando pubblicarono il secondo disco Radio City nel 1974, deluso dal poco successo avuto da quel debutto non certo profetico nel titolo #1 Record, forse già stanco di vivere all' ombra del certo più appariscente compagno di band Alex Chilton, Bell si rifugiò a lavorare nel ristorante di famiglia, ma viaggiò pure moltissimo tra States e Europa in cerca di qualcosa che forse non trovò mai, trascinandosi sempre dietro le sue dipendenze e la depressione (con tendenze suicide), cose che non gli impedirono di portare avanti la sua sopraffina arte di songwriter e chitarrista. Continuò a scrivere, arrivando però a pubblicare in vita un solo singolo 'I Am The Cosmos', accompagnato da 'You And Your Sister' nel retro, dove ai cori compare Alex Chilton. Due canzoni non certamente solari, sul senso di perdita e sull'amore ma che da sole inquadrano perfettamente il suo mondo dell'epoca, intriso di misteriose nubi perforate da sgargianti raggi di luce.
Morì nella notte del 27 Dicembre 1978, mentre tornava a casa dagli Ardent Studios, la sua auto si schiantò contro un palo della luce.
Di tutte quelle registrazioni fatte in vita non si seppe nulla fino a quando nel 1992 il fratello le raccolse, facendole uscire su disco per l'etichetta Rikodisc.
Solo un anno prima i This Mortal Coil registrarono le cover di quelle due canzoni, le sole conosciute fino a quel momento.
Dentro a I Am The Cosmos tutto l'universo di Bell, anima sensibile, che trovò perfino sollievo nella religione: malinconico, riflessivo, vulnerabile, a tratti straniante, power pop dove convivono le sue radici di Memphis, l'amore per il british pop e il sunto di tutto ciò che furono i Big Star (soprattutto per i tanti gruppi che arrivarono dopo) senza dimenticare la sua chitarra, nei momenti più elettrici come in quelli acustici. Si scoprono così una manciata di altre canzoni fantastiche: Better Save Yourself, Get Away, Look Up...ma tutte sono degli affreschi pop rock che viaggiano bene in gruppo e da sole.
Uno di quei rari dischi che catturano al primo ascolto, una carrellata di canzoni senza tempo che si può iniziare ad ascoltare a qualunque età, in qualsiasi momento della vita, con il risultato assicurato: in qualche modo ti seguiranno fino alla fine dei giorni. Ne sono certo.


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