dialogo con il silenzio
Per tutti quelli che in questi ultimi vent'anni hanno seguito il crescendo artistico dei californiani Rival Sons culminato (per ora) negli ultimi due dischi legati tra loro Darkfighter e Lightbringer, il loro sforzo artistico più impegnativo e personale, la bravura interpretativa, su disco e live, del loro cantante Jay Buchanan non è certamente una novità. Qualcuno prima dell'uscita di questo disco, invece, può averlo riconosciuto anche nel concerto di addio a Ozzy Osbourne, Back To The Beginning a cui ha partecipato, oppure nel film Springsteen, Deliver Me From Nowhere, diretto da Steve Cooper : Buchanan si era calato completamente a suo agio nel cantante leader della resident band dello Stone Pony, il locale del New Jersey dove Springsteen amava rifugiarsi, lontano dalla fama, per farsi una cantata con gli amici, lontano dai riflettori rock che iniziavano a puntarlo con insistenza in quei primi anni ottanta. Io Buchanan non l'ho avevo riconosciuto, l'ho capito dopo leggendo i nomi del cast.
E proprio dal regista Scott Cooper si potrebbe partire per raccontare il suo primo album solista: è lo stesso regista ad aver messo giù la sequenza di queste dieci canzoni come fossero la sceneggiatura di un film. Una pellicola girata tra i deserti del Mojave dove Buchanan si è rifugiato (come fosse lo Stone Pony per Springsteen) per tre mesi, in un bunker sotterraneo con un generatore a benzina per la luce, tenendo fuori la sua anima da rockstar sviluppata con la band, gli otto dischi pubblicati e i tanti tour, alla ricerca di qualcosa di più profondo e intimo radicato dentro a sé stesso. Di giorno in superficie tra il nulla della sabbia e di una vecchia miniera d'oro abbandonata, di notte sottoterra a mettere giù le sensazioni e i ricordi che quei luoghi hanno portato nella superficie della sua memoria. Un intenso dialogo con il silenzio.
"Weapons Of Beauty’ è il suono di queste placche che si spostano dentro di me, troppo forte per essere ignorato. Sorprendentemente, non ho mai conosciuto una vulnerabilità che mi facesse sentire così potente...Ho anche fatto amicizia con l'isolamento e alla fine il deserto stesso è diventato in un certo senso un collaboratore davvero vivace" ha raccontato.
Sono uscite dieci canzoni registrate successivamente in soli cinque giorni a Savannah, Georgia, insieme al produttore e amico Dave Cobb e alcuni fidati amici ospiti e musicisti di Nashville: Chris Powell (batteria), Leroy Powell (chitarra), Brian Allen (basso), J.D. Simo (chitarra) e Philip Towns (tastiere).
" Penso che questo disco sia come guardare direttamente nel cuore di Jay: nessun filtro, nessun rumore, solo emozione pura e cruda" ha raccontato il produttore Dave Cobb.
Dieci canzoni, tra cui la cover della sempre straziante 'Dance Me To The End Of Love' di Leonard Cohen qui rivestita di soul, che dimenticano l'elettricità della band e sprofondano nella sottrazione strumentale per mettere bene in evidenza la sua voce potente, il vibrato, le sfumature. Gli strumenti non sovrastano mai il racconto ma accompagnano.
Ne è uscito un ritratto interiore, un percorso inedito che esplora territori folk e gotici, radici e Americana.
Canzoni di perdita e redenzione (il crescendo della toccante 'Caroline', come sopravvivere a un dolore e lasciare il passato per affrontare il futuro), di solitudine ('High And Lonesome' vede la slide di J. D. Simo ospite nel disegnare impronte tra la sabbia e un falò) e fede dentro al bel gospel soul 'True Black', guidato dal pianoforte protagonista e con Buchanan a fare da predicatore.
Una narrazione intima, la vita che rallenta per spiare dentro all'amore per la compagna nel folk 'Sway', nella intima poesia di 'Shower Of Roses' sembra intravedersi il cuore dell'autore, i ricordi d'infanzia che affiorano in 'Deep Swimming', la canzone più ritmata in scaletta. Prove cantautorali come la road song 'Tumbleweeds', le atmosfere west coast seventies di 'The Great Divide' e poi la confessionale title track in chiusura, confidenziale, voce e pianoforte.
Per completare l'opera, l'artista Jeremy Lipking, pittore realista, è stato chiamato per disegnare la copertina.
Intanto mentre queste dieci canzoni inizieranno a lasciare il Mojave per entrare in modo discreto nelle case di tutto il mondo, Jay Buchanan ha annunciato di essere già al lavoro sul nuovo disco dei suoi Rival Sons.


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