KEVIN STEELE One Thing Left To Do (Steele Records, 2026)
riinizio dal blues
"Questo è il disco che ho sempre voluto realizzare. È il mio primo album da solista. Nessun compromesso. Non ho dovuto rendere conto a nessuno se non a me stesso". A parlare è Kevin Steele che fino all'altro ieri conoscevamo come ex cantante dei Roxx Gang e ancora attuale dei Mojo Gurus, messi in piedi dopo la fine della prima band.
Se come primato i Roxx Gang da Tampa, Florida, vantano quello di essere stati la prima band rock americana a firmare per la Virgin Records, musicalmente si elevarono dalla scena glam sleaze rock americana degli anni ottanta grazie ad un approccio che sembrava preferire più la sostanza a all'aspetto visivo. Il loro disco Things You've Never Done Before del 1988 rientra certamente tra quelli da avere. Kevin Steele era il cantante dalla voce ruvida che ora dopo quarant'anni realizza il suo primo album solista, cercando di concentrare in 45 minuti di musica tutte le influenze che ha assorbito da ascoltatore e da artista. Un disco vario, grezzo e con poche rifiniture, che preferisce l'impatto pur con il blues a fare da collante. Ad aiutarlo Billy Summer alle chitarre, al basso e in produzione. Insieme a Steele formano i Cosmic Twins: "Io e Billy formavamo una squadra fantastica. C'era una sintonia mentale immediata. Sapeva istintivamente dove volevo arrivare musicalmente con ogni canzone prima ancora che glielo dicessi. Ecco perché ci chiamano i Gemelli Cosmici". E poi: Steve Peake (tastiere), Steven C. Tanner (batteria), Rob Pastore (pedal steel), Kyle Lovell (batteria in "I Know What Yer Up To), Scott Myers (trombone, Voce), Adam Turkel (Voce, Percussioni), Linda Militello e Zoe Summer (Voci).
Anche se all'inizio piazza la tirata punk della title track che inganna parecchio, il resto del disco alterna ed esplora il blues nelle sue varianti: il classico giro che aggroviglia 'The 9 Lives Blues', la strisciante, ipnotica e oscura 'Snake Charmer', la polvere alla ZZ Top che circonda 'I Know What Yer Up To', l'honky tonk rotolante di 'The BedSpring Boogie', il rock’n’roll di 'My Baby Didn't Come Home' e l'ottimismo di 'Last e There's A Better Day Comin' con la benedizione gospel nel finale, il funky che agita 'Nobody Tells Me When To Quit'.
Non mancano tre ballate: l'autobiografica 'Sad Sad Song' toccante nei suoi sei minuti ondeggianti verso New York Dolls e David Johansen, il country guidato dalla pedal steel 'Fingers Crossed', e il blues voce e chitarra 'Don't You Worry 'Bout Me' (presente come bonus).
Un disco vario e piacevole dove Steele si mette a nudo, dimostrando di poter iniziare una nuova carriera a 63 anni.


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