lunedì 10 gennaio 2022

RECENSIONE: NEAL FRANCIS (In Plain Sight)

NEAL FRANCIS 
 In Plain Sight (Pias, 2021)


il pianista visionario 

Neal Francis tappa i tanti buchi della sua esistenza, affettivi ed esistenziali, giocando con la musica e tutto gli riesce dannatamente bene. L'apertura in pieno stile seventies (alla Elton John o Billy Joel) con 'Alameda Apartments' è significativa ed esplicita nel raccontarci un buon pezzo della sua cifra stilistica e del suo umore ma c'è molto di più. Se il debutto Changes tradiva la sua provenienza, Chicago, con spesse dosi di funky e soul in stile New Orleans, questa volta dentro a quegli anfratti riesce a metterci veramente di tutto: colate di colori pop ('Problems', l'easy listening molto eighties di 'BNYLV' in stile Joe Jackson), sintetizzatori usati in modo fantasioso (ancora i settanta di 'Prometheus', funk con una chitarra acida il giusto), funky cosmico ('Say Your Prayers') e gran verniciate di psichedelia che spesso sfociano in lunghe jam ('Sentimental Garbage'). In 'Can't Stop The Rain' sembra bagnarsi dentro le stesse acque frequentate dalla Allman Brothers Band e la presenza di un vivace Derek Trucks alla chitarra innalza la canzone tra quelle da sottolineare in rosso nella lista delle migliori di  2021 appena concluso. Francis imperversa con il suo pianoforte, lo fa da quando aveva quattro anni, quando venne perfino definito un piccolo genio, dentro a queste nove canzoni nate e suonate dentro a una chiesa di Chicago, St. Peter's UCC. "Pensavo che sarei rimasto solo pochi mesi, ma è diventato più di un anno e sapevo che dovevo fare qualcosa per approfittare di questo dono miracoloso di questa situazione". Lo ha fatto. Un disco dalle mille sfumature che piacerà a chi si approccia alla musica senza troppi paraocchi.






1 commento:

  1. Non è facile trovare dischi cosi al giorno d oggi.. bello

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