giovedì 3 novembre 2011

RECENSIONE: MEGADETH ( Th1rt3en)

MEGADETH Th1rt3en ( Roadrunner Records , 2011)

Mentre gli amici/nemici Metallica continuano a fare passi più lunghi della gamba alla ricerca di suoni nuovi, rischiose collaborazioni e identità musicali sconosciute per poi ritrovarsi su un palco a riproporre i vecchi classici degli anni ottanta; i Megadeth del rosso scontroso ed ex attaccabrighe Dave Mustaine hanno lasciato alle spalle, già da alcuni anni, i poco riusciti esperimenti di svecchiamento(Risk e World needs a a Hero) e con Th1rt3en portano a compimento il riassetto iniziato da The System has Failed e passato attraverso gli ultimi due album United Abominations e il convincente e più riuscito Endgame. Il colpo sembra, nuovamente, ben assestato, anche abbandonando gli ipertecnicismi che abbondavano nelle ultime composizioni a favore di una forma canzone che sembra riportare i Megadeth indietro ai tempi di Countdown to Extiction senza eguagliare nulla di quel passato, è bene sottolinearlo per spegnere in anticipo eventuali paragoni e utopiche speranze. Parte di merito va soprattutto al ritorno all'ovile dello storico bassista Dave Ellefson che come minimo sembra ridare stabilità alla line up di una band che era diventata sempre più la creatura in solitaria di Mustaine.
Un album assemblato per chiudere il contratto con la Roadrunner Records ma che sebbene contenga alcune tracce già apparse precedentemente e quindi corre il rischio di essere una mera raccolta costruita in fretta e furia per doveri contrattuali, risulta funzionare ed essere di piacevole ascolto. Visto i tempi che corrono, è già qualcosa. Registrato a San Marcos (California) con il produttore Johnny K, Th3rt3en racchiude nelle sue 13 tracce gran parte dei pregi della band e naturalmente qualche difetto.
Il classico inizio di Sudden Death(già scritta per il videogioco"guitar Hero") cita il passato di Into the lungs of Hell e il conto alla rovescia per l'estinzione della terra, tema caro al rosso crinito. Le chitarre di Mustaine e Chris Broderick, invero sempre troppo virtuoso il suo stile, duellano lungo tutta la traccia.
Public Enemy no 1 è quella canzone cadenzata, smaccatamente heavy e groove che mancava ai Megadeth da parecchio tempo, anche se il testo non brilla certamente per ispirazione. Una cavalcata quasi maideniana dal retrogusto melodico che fa il paio con la successiva Whose Life(Is it anyways?) che si scaglia contro la falsa ipocrisia di chi giudica senza appello.
Politica, religione e guerra, sempre presenti nei testi della band abbondano in We the peolpe, nei tamburi di guerra che introducono la veloce Never Dead o nella bizzarra costruzione di New World Order(già edita) piena di assoli, cori e arpeggi melodici con una coda speed thrash assassina.
Thrash, Messico e nuvole in Guns, Drugs & money che denuncia la sempre attuale e difficile situazione del confine Messico-States e ricorda il flavour di tracce polverose ed on the road come The killing Road e Moto Psycho. Anche se tutto già sentito e metabolizzato.
Meno convincenti alcuni episodi thrash dall'impostazione quasi rock'n'roll come Fast Lane e Black swan( già edita) o la ballad Millenium of the blind (anch'essa già in circolazione come b-side) che purtroppo cade spesso nel deja vù del già sentito e non riesce ad accendere i sentimenti come proposto.
Rocciosi mid tempo sono Wrecker con i suoi buoni assoli e Deadly Nightsade, forse la miglior track del lavoro con il suo incedere sinistro che si lega ai migliori episodi dei primi anni novanta.
La finale 13 è una semi-ballad convincente con parti arpeggiate e riff mid-tempo, con un Mustaine che offre una buona prova vocale(timbro roco e beffardo riconoscibilissimo) che cerca di sfatare le leggende attorno al numero 13. Mustaine ha candidamente rivelato di essere attratto da questo numero , presente assiduamente nella sua vita: essendo l'età in cui ha ricevuto la sua prima chitarra, nonchè la sua data di nascita e naturalmente essere questo il tredicesimo album della band che non poteva che contenere tredici tracce. Contento lui.
Th1r3en è un disco spartiacque che ci riconsegna i Megadeth in una formazione, finalmente stabile( anche se lontanissima dagli antichi fasti del trittico Rust in Peace/Countdown to extinction/Youthanasia e con Shawn Drover alla batteria che non è certamente Nick Menza) e pronta a giocarsi le sue carte con rinnovato vigore. Il 13 porterà veramente fortuna solo a loro?
Ho sempre nutrito una certa simpatia per Dave Mustaine e i suoi Megadeth, sarà stata la sua continua lotta con chi all'epoca lo estromise da una band che diventò quello che è. Sarà stata la sua forza nel mettere subito in piedi un gruppo avvalendosi solamente delle sue capacità da despota ed aver continuato a fare con alti e bassi la sua musica da eterno secondo. Fatto sta che 24 anni dopo, i suoi ex compagni di viaggio boccheggiano attaccati alle parole di Lou Reed facendo uscire deliranti proclami del tipo:"Lulu" il miglior disco della storia del rock!, mentre lui si attacca al numero 13! L'antipatico Mustaine mi è sempre più simpatico. VOTO 7,5

1 commento:

  1. Stupenda recensione e sono daccordo anche sul voto finale

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