lunedì 17 agosto 2026

RECENSIONE: SAVATAGE (Madness Reigns From The Gutter 1990)

 

SAVATAGE  Madness Reigns From The Gutter 1990 (e-a-r Music/EDEL, 2026)




apice live

Il loro concerto all'Alcatraz dell'anno scorso è stato il mio evento live del 2025 (il ritorno in Italia dopo 24 anni), i due concerti italiani di questa estate in due posti da favola come il Castello Carrarese di Este (Pd) e L'Anfiteatro Degli Scavi di Pompei (Na) (il secondo con tanto di orchestra) sono sicuro rimarranno impressi nel memoria di tutti i fortunati che hanno potuto esserci. Questo doppio album uscito in questi mesi è invece un'altra (bellissima) storia e cattura la band in un momento cruciale della carriera. Un live registrato nel 1990 durante il tour di Gutter Ballet (1989), album chiave della loro discografia che insieme a Hall Of The Mountain King (1987) sancì l'arrivo alla loro prima parte di carriera e il passaggio alla seconda, ma ancora con un importante colpo di coda da piazzare . L' Heavy Metal grezzo e oscuro dei primi dischi si arricchisce sempre più di elementi sinfonici. In queste diciannove tracce ci sono tutti gli anni ottanta di una delle più grandi metal band americane di sempre, in procinto di registrare l'ambizioso e epico Streets (1991), concept album che di fatto fa da vera chiusura alla prima incarnazione della band. Ecco il colpo di coda da veri maestri. Questo live, invece, è a dir poco monumentale. Non c'è traccia sottotono, tutto suona incredibilmente potente: le atmosfere heavy e sinistre di City Beneath The Surface, Dungeons Are Calling, Holocaust e Sirens, lo speed metal di White Witch, il groove compatto di Of Rage And War e 24 Hrs Ago, l'apertura al piano di Mentally Yours, la feroce Legions, la pacatezza melodica di Strange Wings, il power metal made in USA di She's In Love e Power Of The Night, l'epicità senza tempo di Hall Of The Mountain King e Gutter Ballett, lo struggente crescendo di When The Crowds Are Gone. Nulla è fuori posto. Tutto suona dannatamente compatto.

Jon Oliva è ancora il frontman che da lì a pochi anni non sarà più, voce potente e presenza scenica importante, ricami alle tastiere, suo fratello Criss Oliva dimostra di essere uno dei più grandi chitarristi metal di sempre e se l'incidente non se lo fosse portato via a soli trent'anni nel 1993 chissà cos'altro sarebbe riuscito a tirar fuori, ad aiutarlo Chris Caffery alla seconda chitarra e la sezione ritmica con Johnny Lee Middleton al basso e ancora Steve Wacholz alla batteria.

"Credo che questo album sia un must per ogni vero fan dei Savatage. Abbiamo remixato e rimasterizzato l'intero concerto. Devo dire che suona in modo incredibile. Penso sia il miglior concerto dal vivo che abbiamo mai fatto. L'esibizione di Criss è stata sbalorditiva. Anzi, quella sera tutta la band era inarrestabile" ha raccontato recentemente Jon Oliva.

Registrato e prodotto all'epoca da Paul O'Neill (il sesto Savatage, da sempre dietro le quinte fino alla morte), questo live se fosse uscito nei tempi giusti, nel 1990 come era programmato, sarebbe certamente entrato di diritto tra i grandi live album del rock. L'uscita trentasei anni dopo fa perdere un po' di magia senza intaccare tutto il resto. "Play Loud" come si dice.

 Intanto, a proposito di magia, le voci di un nuovo album in studio ormai alle porte, venticinque anni dopo l'ultimo Poets And Madmen, fanno ben sperare. La parola fine nel magico libro dei Savatage pare ancora rimandata di qualche pagina.




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