martedì 28 luglio 2026

Magnolia Stone: GRAVEYARD, KADAVAR, ELDER, TRUCK FIGHTERS, GIOBIA live@Milano, 26 Luglio 2026



GRAVEYARD, KADAVAR, ELDER, TRUCK FIGHTERS, GIOBIA live@Milano, 26 Luglio 2026

Il festival Magnolia Stone si conferma ancora evento musicale a misura d'uomo: cinque concerti dove ogni band del bill ha a disposizione almeno un'ora (e più) di tempo per presentare la propria arte. Intorno: la solita atmosfera rilassata dove lo spettatore è protagonista e non passiva carne da macello da spennare. Qui si viene ad ascoltare e guardare i musicisti, a chiacchierare  con amici  con la stessa passione, a misurare quanto il rock’n’roll nel sottobosco sia ancora vivo e scalpitante. A tenere in piedi generi musicali che non godono di troppe attenzioni nei circuiti mainstream. Acqua gratis (quest'anno anche un po' dal cielo ma nessuno si è lamentato), ampie zone d'ombra con tavoli e alberi, buon cibo (sempre presente la pizza cotta su forno a legna) e bevande a prezzi comunque onesti. Quest'anno la presenza dei Kadavar, band berlinese che dalle nostre parti si vede pochissimo, ha fatto da attrattiva, almeno per me. Orari rispettati al secondo, cambi palco lunghi il giusto per permettere di rifocillarsi. Dato di fatto che tutte le band meriterebbero di suonare al calar del sole con i giochi delle luci a far da scenografia, ma sono gli italiani Giobia ad aprire il festival in pieno pomeriggio dopo il primo temporale della giornata e sotto la comparsa del sole. I toscani giocano un loro  campionato creato su atmosfere space psichedeliche in grado di ammaliare e catturare: base ritmica dinamica su cui tastiere e chitarra  costruiscono viaggi in mondi lontani tra passato, futuro e presente. Una buona colonna sonora per aprire un festival.


A seguire gli svedesi Truck Fighters. "Atletic stoner", divertente e cazzone, da non prendere troppo sul serio, quello del duo (più batterista) formato da Ozo (basso) e Dango (chitarra) con quest'ultimo che emulo di Angus Young non si è dato pace mai, correndo e saltando come un ossesso. Il loro motto: divertire, divertendosi. Vista la partecipazione, missione compiuta.

Con gli Elder, forti del loro nuovo album fresco d'uscita Through Zero , si cambia totalmente registro: salgono in cattedra la perizia tecnica e la componente più progressive dell'intera giornata. Gli americani sono ostici ma avvolgenti con le loro canzoni lunghe e articolate, hanno un pubblico fedele e affezionato, meno groove e più cervello nel loro set.

È stato il momento della pausa cena in attesa del menù serale.

Sebbene gli ultimi album avessero spostato il loro sound verso suoni più accessibili tra elettronica e kraut pop, i tedeschi Kadavar con l'ultimo Kids Abandoning Destiny Among Vanity And Ruin sembra abbiano recuperato  il passato e le canzoni in scaletta lo confermano: tanti gli estratti dal primo album, da Berlin, Abra Kadavar e Rough Times.



I Kadavar sono perfetti: belli da vedere, ottimi songwriter, dinamici nel loro passare dal doom sabbathiano degli esordi alle derive space e i cori micidiali ('Die Baby Die'). Da tre anni l'aggiunta di una seconda chitarra ha arricchito ulteriormente il loro sound e io sono contento di averli finalmente visti dal vivo. A fine serata il loro set rimarrà il più dinamitardo. Anche i Graveyard stasera presentano un nuovo chitarrista dopo l'uscita dello storico Jonatan Larocca-Ramm avvenuta solo un mese fa. Nessuno sembra risentirne. Il loro hard blues caro ai seventies sembra si sia fatto ancora più sporco e grezzo. Joakim Nilsson (chitarra) e Truls Morck (basso) si alternano al microfono con  il  primo che raggiunge i picchi di phatos nei chiaroscuri blues di canzoni come 'Uncomfortanly Numb' e 'The Siren' . Band fantastica che seppur seguita da un pubblico fedele meriterebbe  certo pù successo. Il loro Hisingen Blues per me rimane uno dei migliori dischi hard rock di questi ultimi vent'anni.

Ma poi pensi: con altro pubblico non calcherebbero il suolo di questo festival da cui esci senza mai una lamentela in saccoccia ma solo con tante buone vibrazioni nelle orecchie. Contesti dove il rock’n’roll sopravvive ancora grazie alla passione lontano dai grandi centri commerciali del rock dominati dall'affarismo.

Bravi tutti. Al prossimo anno!







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