sabato 17 settembre 2022

RECENSIONE: THE SWEET THINGS (Brown Leather)

 

THE SWEET THINGS  Brown Leather (Wendigo, 2022)




il miglior rock’n’roll dell'anno from NYC

"Qualcuno ha detto che era come se i New York Dolls avessero provato a registrare Beggars Banquet e avessero fallito miseramente" così il bassista Sam Harris fondatore dei newyorchesi Sweet Things (insieme al chitarrista e vocalist Dave Tierney, i due si sono incontrati per la prima volta al mitico bar Manitoba's di New York) spiega come li accolse la critica dopo l'uscita del debutto In Borrowed Shoes, On Borrowed Time del 2019. Ci aggiunse "devo farla stampare su una maglietta".

Occhio, perché questo secondo parto a titolo Brown Leather per me si candida a diventare uno dei dischi di classic rock americano più caldi e scoppiettanti di questo 2022. Vi dico subito cosa ci troverete dentro: tutto il vecchio rock stradaiolo a cavallo tra Rolling Stones e Faces ma che ingloba dentro la carica anni ottanta di Georgia Satellites, Izzy Stradlin And Ju Ju Hounds e certo sleazy rock losangelino degli anni ottanta/novanta. Senza tralasciare alcune puntate verso il sud degli States, il soul e il southern rock.

All' Honky tonk selvaggio bagnato dal peggior alcol in circolazione il compito di aprire il disco: 'Brown Leather' (accompagnato da un video divertente e fracassone) è tutta pianoforte, chitarre slide e con quel tiro alla Rolling Stones anni settanta ma come se la voce di Mick Jagger fosse caduta nel turbine punk trasformandosi in David Johansen. Ancora pesanti tracce di Exile in 'I Know I Don't Mind' un country che sa di malattia.

'Ride It Home' è pura danza rock'n'roll tra Jerry Lee Lewis e Chuck Berry ma, anche qui, imbrattato dal tiro punk, sostenuto anche dai due nuovi entrati in formazione Tobin Dale (chitarra e voce) e Hector Lopez (batteria).

'Keepin On Movin' e 'Familiar Face'sono dei country boogie movimentati e divertenti buoni per ogni occasione spensierata.  Come anticipato si scende a sud con 'Ain't Got Enough Room' e con 'Cold Feet' un' honky tonk boogie che i fiati portano dalle parti del r&b. Sale in cattedra l'armonica nei blues di 'It Hurts Me Too' e 'Mentholated Blues' più elettrica e rumorosa. Si finisce con la calma della ballata 'Problematic Life' e con la parentesi slide strumentale 'Ride The River'.

Suggella il tutto la registrazione avvenuta ai Fame Recordings Studios a Muscle Shoals in Alabama con il produttore Matt Chiaravalle e la presenza di alcuni ospiti tra cui il fondamentale Rob Clores, già tastierista di Jesse Malin, Black Crowes e Little Steven and Disciples Of Soul.

Derivativi ma con attitudine, ironia e carattere.

"La canzone 'Brown Leather' in pratica dice che non ce ne frega un cazzo di quello che pensano gli altri, faremo solo quello che ci piace e quello che pensiamo sia bello".

Dategli un ascolto e fatemi sapere.




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