sabato 8 giugno 2013

RECENSIONI:EXTREMA (The Seed Of Foolishness) AIRBOURNE(Black Dog Barking)


EXTREMA The Seed Of Foolishness ( Fuel Records, 2013)

Ricordo ancora che nel 1992 sguinzagliai mio padre, in giro per lavoro, lungo tutti i negozi musicali di Milano alla ricerca del loro fantomatico debutto Tension At The Seams. Non lo trovò mai (così mi disse) e me lo dovetti procurare "de sfroos" un po' in ritardo, scoprendo poi che uscì ufficialmente nel 1993. Già, sono passati vent'anni, papà è in pensione da un bel pezzo ed io sono ancora qui ad ascoltare una piccola istituzione del metal tricolore, perchè: per storia, coerenza, perseveranza, longevità e attitudine, l'enciclopedia del thrash metal italiano ha un posto importante tutto per loro. Poche balle. Un disco che punta il dito o meglio le dita medie contro le cospirazioni segrete che si spartiscono le fette di mondo (Between The Lines), la corruzione, i politici (The PoliticsAgain And Again), e lo fa usando lo stesso linguaggio musicale-ritrovato-di inizio carriera, perdendo solo la vena funk del debutto-scomparsa con la dipartita dello storico bassista Mattia Bigi-ma mantenendo inalterate le caratteristiche del secondo The Positive Pressure Of Injustice (1995), le stesse che avevano caratterizzato già i due precedenti dischi Set The World On Fire (2005) e Pound For Pound (2009). Una trilogia pressoché perfetta. Un monolite aggressivo in bilico tra old school thrash e anni '90, quelli di Pantera e Machine Head, che lascia poco respiro, a parte l'epicità della semi-ballad Bones e la conclusiva A Moment Of Truth che odora di southern rock. Perché, diciamocelo, l'unico disco poco riuscito in carriera rimane quel Better Mad Than Dead (2001) tanto moderno ai tempi quanto vecchio oggi, che inseguiva mode musicali risultate poi passeggere, e fortemente segnato da momenti di instabilità e scazzi interni, raddoppiati da tutte le difficoltà avute in carriera con le etichette discografiche e da una fetta di pubblico che (inspiegabilmente) mai li ha sopportati.
Ora la formazione sembra aver trovato il giusto assetto, guidata dai veterani GL Perotti, cantante versatile e a proprio agio sia tra il growl (Sick An Tired) che la melodia (Bones) e Tommy Massara alla chitarra spara riff e assoli-tanti e ben fatti in tutto il disco-, dalla batteria del sempre più incisivo Paolo Crimi e dall'ultimo arrivato in formazione, il bassista Gabri Giovanna. Una carriera quasi trentennale la loro, mantenendo intatta l'attitudine e la voglia di arrivare degli esordi ed una instancabile propensione a suonare sopra a tutti i palchi possibili, dai più piccoli ai grandi festival; il prossimo appuntamento sarà quello in apertura ai Motorhead. Questa è la loro forza ed elisir di lunga vita artistica.



AIRBOURNE  Black Dog Barking (Roadrunner, 2013)

Giunti al traguardo del terzo disco, lo si può affermare senza più nessun dubbio: gli Airbourne sono questi, prendere o lasciare! Alla band australiana (di casa nel New Jersey) non importa andare oltre l'emulazione, che sfiora spesso il plagio (Live It Up) degli AC-DC targati Brian Johnson, quelli tutto muscoli e hard rock vitaminico degli anni '80/'90, ben sintetizzati nel loro ultimo vero masterpiece The Razors Edge, o degli altri conterranei, spesso dimenticati e più borderline Rose Tattoo. Il loro approccio è rimasto lo stesso del debutto Runnin'Wild (2007), poderoso, frizzante, anthemico (Ready To Rock) in pieno stile ottantiano, con la voce urlata e graffiante di Joel O'Keeffe a sovrastare il tutto. Salvo qualche ottima eccezione che potrebbe essere ripescata in futuro per rimpolpare la cartella "variazioni sul tema" come la metallosa Hungry. Con tutti gli aspetti positivi e negativi di un disco da cui sai già cosa aspettarti fin dalla prima rullata, ma sostanzialmente più piacevole rispetto al precedente No Guts.No Glory (2010) 
Gli Airbourne possiedono sì quella sfrontatezza e carica giovanile che non troviamo più negli AC-DC degli ultimi stanchi lavori in studio (Black Ice non era comunque malaccio), ma purtroppo manca tutto quello "sporco" retro bagaglio blues che Angus Young e soci si trascinano dietro dagli anni settanta e che li hanno resi, sì imitabili, ma unici.
Per ora ci si diverte ancora, in fondo a loro basta questo e dal vivo sono una simpatica "pericolosa potenza" di divertimento rock'n'roll, ma non so quanto il gioco potrà ancora durare. In fondo, con gli australiani originali ancora in giro, perchè accontentarsi delle copie?





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