venerdì 11 novembre 2016

DISCHI DA ISOLA AFFOLLATA # 22:AMERICA (Silent Letter)

AMERICA-Silent Letter (EMI, Capitol Records, 1979)





Serata di pioggia. L’ennesima. Appoggio la puntina sul disco e inevitabilmente ritornano alla mente alcune serate degli anni ottanta passate ad ascoltare musica in sala, da solo, seduto nel divano con due grosse cuffie a coprirmi le orecchie, con un libro di scuola aperto ma presto abbandonato sul tavolo e lo stereo dell’epoca, un enorme Philips più alto di me, come fedele compagno di giochi. I dischi degli America erano già tanti in casa. Questa sera ho scelto SILENT LETTER (ai tempi presente solo in cassetta), un album di transizione che segnò un nuovo inizio nella carriera degli AMERICA. Dan Peek, dopo l’uscita del precedente HARBOR, lasciò il gruppo per seguire la fede, continuando la sua carriera nei circuiti minori della musica cristiana fino alla morte avvenuta nel 2011 . Dopo anni di incisioni per la Warner ci fu il passaggio alla Capitol records. A sottolineare questo nuovo passo di carriera, venne scelto, per la prima volta, un titolo senza la lettera H come iniziale. Il disco registrato nel Marzo/Aprile del 1979 vedeva però ancora George Martin come produttore (sette i dischi registrati insieme). Fu l’ultima volta. SILENT LETTER è un disco che paga dazio al periodo di transizione e ad una non chiara via musicale da seguire. “Fu un periodo di sconvolgimenti. L’abbandono di Dan, ci siamo accasati con la Capitol Records. Era un momento di transizione. La stessa industria musicale stava cambiando in quel momento. Eravamo alla fine degli anni ' 70 e agli albori degli ' 80. Il movimento New Wave era lì e noi eravamo tagliati fuori. Siamo passati attraverso quegli alti e bassi presenti in qualsiasi carriera.” Raccontò Dewey Bunnell nel 1998.
Da una parte c’è il tentativo di stare al passo con i tempi con canzoni di indirizzo pop più marcato (‘All Around’, ‘Foolin’, ‘No Fortune’), dall’altra la mano di Martin si faceva sentire ancora pesantemente nei pezzi orchestrali come ‘All My Life’ che diventerà l’unica vera hit del disco, ‘ One Morning’ e nella pianistica e personale ‘1960’ cantata da Gerry Beckley. Infine la voglia di suonare ancora alla vecchia maniera, inspessendo anche il sound con chitarre più rock rispetto al passato nella trascinante apertura ‘ Only Game In Town’ con tanto di fiati, in ‘All Night’ scritta da Dewey Bunnell e nella tesa e desertica ‘Tall Treasures’ che completavano un disco fin troppo vario e confuso ma per nulla malvagio da ascoltare. Ancora oggi. Il risultato finale fu un flop commerciale. Gli anni ottanta bussavano alle porte e gli America erano pronti per dare ancora un paio di zampate in classifica (‘Survival’, ‘You Can Do Magic’), seguendo una delle tante vie indicate da SILENT LETTER. Io iniziai a infoltire lo spazio sottostante lo stereo con dischi scelti da me, non più imposti dalla casa, ma per gli America lasciai uno spazio speciale. Cosa volete farci?

Nessun commento:

Posta un commento