sabato 29 novembre 2025

RECENSIONE: DANKO JONES (Leo Rising)

DANKO JONES  Leo Rising (Perception, 2025)







same old song and dance

Passano gli anni, e sono trenta , passano i dischi, Leo Rising è il dodicesimo album in studio, ma Danko Jones è quello di sempre, quello che vive "ogni giorno come fosse sabato sera". Everyday Is Saturday Night ha già l'imprinting del classico da cantare sotto palco. Qui sono dei campioni perché il palco per loro è aria e acqua vitale.

 In una recente intervista alla domanda "di cosa trattano i nuovi testi?" ha risposto: "sono le stesse cose degli ultimi undici dischi". Consapevole di ciò tira dritto a testa bassa, chitarra in fiamme e ghigno da sberleffo imminente.

Dischi buoni per caricare il van e ripartire per l'ennesimo tour mondiale. Danko Jones insieme all' inseparabile bassista John Calabrese e al batterista Rich Knox sono depositari di quell'antico modo di vivere il rock'n'roll dove potenza, sguaiatezza e paraculaggine tengono ancora testa e fanno la differenza restando in piedi nonostante il passare del tempo e rimanendo, nonostante tutto, sempre di moda.

"Mi piace la routine di registrare, andare in tour, scrivere, ripetere… potrei farlo fino alla morte. Può sembrare noioso, ma è così difficile per una band riuscirci".

E allora Leo Rising, prodotto da Eric Ratz, che nel titolo riprende quello che per me rimane ancora il loro miglior disco, quel Born A Lion uscito nel 2002 , è il consueto carico di attitudine e adrenalina rock'n'roll a cui il trio canadese ci ha abituati. Di quei primi tempi di garage blues rimane l'attitudine mentre a prevalere è sempre il binomio riff-chorus sparati ad alti volumi che si tratti di hard rock belli quadrati come l'iniziale What You Need dove canta " ti daremo ciò di cui hai bisogno" citazione e manifesto degli amati Kiss, una viziosoa e spigolosa Hot Fox, una Pretty Stuff che cavalca Thin Lizzy e Nazareth o che si tratti di punk pestoni come Gonna Let It Go e I Love It Louder che ha Ramones e Motorhead tra i padri putativi.

Ma nei dischi di Danko Jones ci sono sempre due o tre momenti da ricordare. Questa volta sono: l'ospitata della chitarra virtuosa dell'ex Megadeth Marty Friedman nella kissiana Diamond In The Rough con il video  ispirato al film "Kiss Meets the Phantom of the Park", una I'm Going Blind che pare di sentire i Creedence Clearwater Revival di John Fogerty con i volumi tarati al massimo e la finale Too Slick For Love che avanza baldanzosa come un carrarmato stoner rock con l'adesivo degli amici Qotsa appiccicato sopra.

Si insomma il solito gioco di carte dove  riff, sudore e volume si intrecciano, si mischiano e amoreggiano assieme. Non è roba per palati fini del rock ma per chi vuole testare di essere ancora in vita.

Alla fine, senza troppe pretese,  la migliore definizione la da lo stesso Danko Jones: "Niente fronzoli, solo musica di base pensata per strapparvi un sorriso appagante, preferibilmente con i finestrini abbassati". Con sto freddo, caro Danko, facciamo che i finestrini rimangono su sarà bellissimo ugualmente.






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