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lunedì 8 aprile 2019

It's Just Another Town Along The Road, tappa # 9: GUINEA PIG (III)

GUINEA PIG III (2018)




Basterebbe dare subito una sbirciata alle risposte qui sotto per capire quanto i Guinea Pig siano un gruppo con i piedi fortemente ancorati a terra, senza troppi sogni di gloria in testa (pure un peccato), a loro modo realisti. La provincia bresciana si conferma terra fertile per un certo rock blues che ama guardare e preservare il passato. Il power trio formato da Stefano Reboli (chitarra e voce), Andrea Sabatti (batteria) e Samuele Trivella (basso) non ama sperimentare troppo, a meno che non consideriate la voglia di jammare e allungare le canzoni come il miglior modo di giocare con la musica. Allora sì, i Guinea Pig si divertono e fanno divertire. Le lancette del loro orologio musicale seguono un percorso temporale ben definito fermandosi su due periodi ben precisi che ho individuato nel 1968-1975, il più vecchio e 1990-1995, il più recente. Mischiate tutto insieme e avrete un concentrato di hard blues dove i Cream, i Blue Cheer, i Free amoreggiano con la chitarra di Richie Kotzen, i ma i troppo lodati Badlands di Jack E. Lee e del compianto Ray Gillen, i Gov't Mule, i Cry Of Love, il southern anni 90 dei Black Crowes, senza dimenticare anche chi stava in mezzo a quei due periodi: il gruppo si formò nel 2004 proprio per tributare Stevie Ray Vaughan.
La voce aspra e arcigna di Stefano Reboli non è proprio come quella del povero Gillen ma è smerigliata al punto giusto per graffiare, la sua chitarra ispirata dal fuoco ardente di mostri sacri come Gary Moore e Jeff Healey sforna riff e la sezione ritmica è quella di chi stantuffa senza sosta dall'inizio alla fine. Non ho mai visto il gruppo dal vivo ma ascoltando il disco si può intuire che è esattamente così: nudo e crudo come si può sentire in queste undici tracce di hard blues senza trucchi, compromessi e con le palle sempre fumanti di chi vive la musica con ardore e passione. Dalla cadenzata apertura 'Broken Glass', alla velocità di 'LK', strumentale che passa come un treno  fino ai dieci minuti finali, di 'Don't Mess With None', jam che riesce a condensare tutte le loro caratteristiche peculiari.


In viaggio con i Guinea Pig
1-I km nel tuo disco. Il viaggio ha influenzato le tue canzoni?
Il viaggio non ha mai influenzato le nostre canzoni. Sono solo frutto di improvvisazioni musicali con testi aggiunti in un secondo momento.

2-Tour. Aspetti positivi e negativi del viaggiare per concerti in Italia. Dove torni spesso e volentieri?
Ci siamo sempre trovati bene a girare per il nostro paese. Basta stare coi piedi per terra e non pretendere di essere compreso. Fare l'americano in Italia è patetico.


3-Radici o vagabondaggio. Cosa ha prevalso nella tua vita?
Non puoi essere vagabondo senza radici, saresti solo un barbone. Le radici servono per aiutare i tuoi rami a spingerti un po' più in la. Non servono ne ponti ne autostrade.

4-Viaggio nel tempo. Passato: per chi o per quale tour avresti voluto aprire come spalla? Futuro: come ti vedi tra vent’anni?
Amando quel che facciamo ci basta arrivare su un palchetto e poter fare ciò che vogliamo. Un artista vale l'altro. Tra 20 anni per noi non sarà cambiato nulla. Fino a che avremo qualche idea in testa il tempo passerà solo all' anagrafe.

5-La canzone da viaggio che non manca mai durante i tuoi spostamenti.
Canzone da viaggio...potremmo andare avanti migliaia di km solo con "same rain still falls" di Robin Trower. Duro, malinconico e da capire, come solo un vero viaggio può essere.



It's Just Another Town Along The Road

tappa 1: GENERAL STRATOCUSTER AND THE MARSHALS/HERNANDEZ & SAMPEDRO
tappa 2: LUCA MILANI
tappa 3: PAOLO AMBROSIONI & THE BI-FOLKERS
tappa 4: MATT WALDON

tappa 5: LUCA ROVINI
tappa 6: GUY LITTELL

tappa 7: FRANK GET
tappa 8:THE FIREPLACES


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