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sabato 21 aprile 2012

RECENSIONE REPORT/live: MICHAEL KIWANUKA live@Magazzini Generali, Milano,21 Aprile 2012

Quando arrivo ai Magazzini Generali di Milano, l'atmosfera è già calda e il concerto presumo sia iniziato da almeno un quindicina di minuti. Ad aprire c'è stato Jake Bugg, giovanissimo folk-singer di Nottingham. A Michael Kiwanuka è bastata un 'ora di concerto per farmi convincere delle sue enormi qualità e non si è dovuto sforzare più di tanto, mettendo sul piatto il solo talento. Senza trucchi ed inganni. Kiwanuka è una piccola stella genuina, che dovrà ancora crescere e dare tante altre conferme per brillare come (forse) qualcuno vuole per lui (è il dubbio maggiore che avevo), ma che stasera ha confermato che l'aggettivo "vero" davanti al suo nome ci sta veramente bene.
Il suo approccio con il pubblico è ancora quello di chi ha appena iniziato una grande avventura che porterà lontano. Un feeling genuino ed estremamente umile.Vestito di una semplice maglietta a righe orizzontali, rilascia poche e timide parole: la presentazione dei brani e della band, una dedica al povero Levon Helm-batterista di The Band-scomparso proprio in giornata, qualche scambio di battutte con una ragazza prima del suo grande successo Home Again, e poco altro. La sua voce, tanto timida e appena sussurrata quando parla, si trasforma in matura e coinvolgente quando canta.  Ma nessuno, stasera è qui per sentirlo parlare.Il giovane Michael, che dal vivo sembra dimostrare ancor meno dei suoi ventiquattro anni, risparmia tutta la sua voce per le canzoni. Quello che speravo, si è avverato. Le canzoni, la voce, i suoni, gli strumenti basilari sopra al palco rendono giustizia a tutti gli Hype che gli circolano intorno. Tutta la perfezione, gli arrangiamenti ed i suoni che avvolgono il suo debutto Home Again (2012), dal vivo si svestono e si foderano di una nuova realtà, lasciando spazio anche a quelle umane imperfezioni che emanano tanto calore e positività. I cinque giovanissimi componenti della band (chitarra, basso, batteria, percussioni e tastiere) riescono a rivestire e colorare di funk canzoni, già ricche di loro, che toccano il soul, il pop, il jazz ed il folk, e il talento di Kiwanuka è palpabile quando parte una Home Again, accolta come fosse già un piccolo classico. Quando poi la band esce di scena e lascia i fari puntati solamente su di lui e la sua chitarra, la sua anima soul sembra amplificarsi e la purezza della sua voce penetrare maggiormente, facendo riaffiorare quelle ombre romantiche che pensavo di non avere più. Per chi, come me non ha vissuto l'epoca d'oro del soul, è un salto temporale mica da ridere. Il Soul è ancora vivo. Mi piace.
Tra Bones, Tell Me a Tale, I Won't Lie e una  I Don't Know, cover di Bill Withers, canzone che riesce a coinvolgere e far cantare il pubblico, il concerto si chiude (forse sul più bello) e a me come a tutti i presenti non rimane altro che augurare a Kiwanuka di calcare palchi più grandi in futuro, anche se la sua musica in questo contesto raccolto funziona a meraviglia. Si esce, consapevoli di aver visto la prima italiana di un talento che farà molta strada.
Sono le 22 e 30, il personale ci sta spazzando fuori con poca gentilezza. Fuori un'orda di ragazzini sta aspettando la riapertura del locale che si trasformerà in pochi minuti in una discoteca. Chissà se tra loro qualcuno è a conoscenza che, proprio lì dentro, ha suonato un ragazzo che alla loro età sognava già Marvin Gaye e Otis Redding?

SETLIST: I'll Get Along/I Need Your Company/Always Waiting/I'm Getting Ready/Tell Me a Tale/Worry Walks Beside Me/Bones/May This Be Love (Jimi Hendrix)/Any Day Will do Fine/I Won't Lie/Home Again/I Don't Know(Bill Whiters)/Lasan
 


  vedi anche RECENSIONE: MICHAEL KIWANUKA-Home Again (2012)

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