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sabato 21 aprile 2012

RECENSIONE: KILLING JOKE ( MMXII )

KILLING JOKE MMXII ( Spin-Farm, 2012)

Tanto tuonò che il fatidico 2012 è iniziato da ben quattro mesi. Jaz Coleman, profeta apocalittico di lunga data, ancora in cerca della location ideale di vita e bunker per ripararsi dall'imminente catastrofe, lontana dal caos frenetico della modernità esasperata ( ora, le cronache, lo danno accasato in Francia ), aspetta sornione gli accadimenti per poter dire: sono più di trentanni che ve lo stavo dicendo. Vi avevo avvertito in tempo.
Intanto fa uscire il quindicesimo album della sua creatura. Se a fine anno qualcosa succederà, speriamo che nulla travolga e spazzi via i Killing Joke, che da alcuni dischi hanno ritrovato la scintilla dei migliori tempi. Complice la reunion (Kevin”Geordie”Walker, Martin”Youth”Glover e Paul Ferguson) della storica formazione che sembra, ancora una volta, centrare il bersaglio, sempre a fuoco, salvo alcune (rare) cadute di tono ormai alle spalle ed una ritrovata ispirazione nata dopo la morte del compianto bassista Paul Raven. Se nel 1980 erano proiettati nel futuro, nel 2012 sono un monumento da preservare e difendere, rispettato, influente ma assolutamente ancora inimitabile.
Anche se poco cambia nella loro musica e nei loro testi, a loro è assolutamente permesso, la sensazione è sempre quella di essere davanti a chi avanti lo è sempre stato in tutti i sensi.
MMXII non si allontana di troppo da quanto proposto nel precedente Absolute Dissent (2010), se non per alcune puntate più marcate verso il periodo post-punk/New Wave degli anni ottanta. La ferocia velocità nelle chitarre di Geordie Walker in Corporate Elect, Primobile ma soprattutto In Cytheria e Trance che vedono un Coleman ritornare alla voce pulita e melodica, e i synth rimpossessarsi della scena, che diventa trascinante ed oscuramente danzereccia, dentro alle ripetute trame industrial.
Pole Shift si apre con la classica calma prima della tempesta sonora. Coleman, travestito da hippy postmoderno ci manda l'ennesimo messaggio: tutto si sta invertendo, i poli della terra per primi, siamo ancora in tempo per salvarci. Svegliamoci! Nove minuti di caos epico.
Prese di posizione antinucleari, rispetto della natura ( campagna a favore dei generatori di energia pulita), affossamento del capitalismo ed esaltazione della spiritualità rimangono gli argomenti preferiti di Coleman, argomenti che nel tempo sono divenuti un mantra instancabile, ripetitivo ma segnale assoluto di una continuità ed una attitutine reale. I ripetuti disastri ecologici e le cadute degli imperi "che contano" stanno dando ragione a chi, fino a qualche tempo fa, veniva bollato come pazzo.
I Killing Joke vogliono riprendersi la paternità di alcune sonorità che i figli prediletti estremizzarono negli anni novanta.
La pesantezza di una Fema Camp con le chitarre che girano pesanti e heavy intorno alle presunte notizie che danno imminente la costruzione di campi simil-concentramento negli States, la circolarità industriale di Rapture con la voce da orco/sermoniere a cantare lodi ad una liberazione da tutti i materialismi , la saltellante andatura di Colony Collapse che la segue e il pachiderma Glitch spazzano via tutte le ombre presenti nel loro cammino.
Fino ad arrivare ai tribalismi melodici di una On All Hallow's Eve: lenta discesa verso la morte e conseguente rinascita. E' il mondo-umanità migliore che cerca i giusti cambiamenti. Il momento tanto atteso sta per arrivare e la colonna sonora ci viene servita su un piatto d'argento dai Killing Joke. Loro ci credono ancora. Voi?


vedi anche: KILLING JOKE-Absolute Dissent(2010)




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