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venerdì 20 aprile 2012

LEVON HELM: THE LAST WALTZ...un piccolo ricordo


Il Film /documentario The Last Waltz fu la mia prima school of rock. Ricordo ancora la videocassetta PHILIPS su cui registrai il film di Martin Scorsese, captato, chissà come e perché, da un canale Rai, quando la televisione pubblica trasmetteva ancora cose buone e utili. Registrato in modo del tutto inconsapevole, ignorandone il contenuto se non per aver letto da qualche parte che quel film doveva essere assolutamente visto, perché conteneva una grande parata di stelle della musica rock. Quelle cose che si leggevano nelle riviste TV che ti promettevano tante canzoni (?) e tanti sorrisi (?), in quei piccoli trafiletti sotto la foto della locandina, con tanto di stellette e giudizio dato da chissà chi.
Doveva essere l'ultimo concerto di un una delle più grandi Band della musica americana che paradossalmente era per quattro/quinti canadese. Il classico concerto d'addio. Finì per essere uno dei miei primi passi verso la musica di qualità, e mi piace immaginare, ma certamente lo sarà, che possa essere il primo passo di tanti altri adolescenti, allora, adesso, come in futuro. Un nuovo mondo che si apriva e che mai più troverà chiusura (quante cose ancora da imparare...).
The Last Waltz doveva essere una festa, ma ha sempre trasmesso quella velata malinconia /tristezza che già le prime note-Theme From The Last Waltz-promettevano e che Scorsese seppe evidenziare in modo perfetto con il montaggio.
Il più grande "addio" alla musica rock mai immortalato su pellicola. Il concerto/film che in un solo colpo ti metteva di fronte Neil Young, Joni Mitchell, Neil Diamond, Dr.John, Eric Clapton, Van Morrison, Muddy Waters, Ronnie Wood e tanti, tanti altri, riuniti a celebrare, duettare e ringraziare, come Bob Dylan che con The Band scrisse importanti pagine della sua carriera su disco e in tour. Esibizioni intervallate dalle confessioni dei componenti di The Band davanti alla telecamera di Scorsese, tralasciando la "polvere bianca" che si alzava dietro, a telecamere spente. Un pezzo di storia del rock che, nell'anno 1976, lasciava le scene dopo soli nove intensi anni di attività.
Quando le note di Theme from the Last Waltz si rimpossessano dello schermo, calano i titoli di coda e cala la malinconia. L'orchestra di inizio film non c'è più, il Winterland di San Francisco è vuoto, The Band è sopra quel palco che nel frattempo è diventato  piccino piccino. Garth Hudson suona l'organo a pompa dietro a tutti, gli altri da sinistra a destra sono: Richard Manuel al dobro, Rick Danko al contrabbasso e Robbie Robertson  all'arpa/chitarra.
Tra le tante stelle del rock che mi rimasero impresse, un personaggio ha sempre occupato un ricordo più vivido, fatto di quella simpatia che nasce a pelle, senza un perché che ne spieghi il motivo, e senza la voglia di cercare quel motivo se non, negli anni, imparare a conoscere l'artista, la sua storia, le sue opere a confermare quella prima impressione.
Aveva la barba, un sorriso contagioso e sincero, i capelli arruffati e rossicci. Suonava la batteria (ma anche chitarra e mandolino), allo stesso tempo cantava divinamente e aveva l'aspetto umile e "contadino" che l'altezzoso Robertson non possedeva. I due non sono mai andati d'accordo. L'ultimo ricordo? Ho comprato uno dei suoi ultimi dischi solisti nel 2009, Electric Dirt. Lo sto ascoltando ora. La copertina, da sola, sembra raccontare tutto il suo semplice mondo (e modo) di affrontare la vita. Splendido.
Il destino, in modo beffardo, ha cercato di zittire The Band, usando il tempo, la malattia ed i vizi come alleati. Le tre voci del gruppo si sono spente in successione: Richard Manuel nel 1986 suicida dopo anni di alcolismo, il cuore di Rick Danko nel 1999 ha smesso di battere improvvisamente, ora un terribile ed incurabile tumore alla gola ha abbassato il volume all'ultima voce.   
Quando i titoli di coda di The Last Waltz  finiscono la loro corsa, lì all'estrema destra di quel palco piccino, con un minuscolo mandolino in mano, c'è quel un quinto di parte americana del gruppo: LEVON HELM.
Perchè nessun destino beffardo potrà mai zittire la voce e la musica di un musicista. We Can Talk...about it now.

 

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