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giovedì 27 ottobre 2011

RECENSIONE: FRANCESCO DE GREGORI Live@Hiroshima Mon Amour, TORINO, 26 Ottobre 2011


Voglio andare in giro in quei posti dove passa la musica più viva, dove c’è un pubblico speciale, non addomesticato. Dopo tanti teatri, dopo un bagno di velluti rossi, sento il bisogno di una dimensione più ‘disordinata’.”


Con queste parole, Francesco De Gregori lanciò il tour autunnale che continua, a suo modo, a seguire l'esempio del suo "faro" Dylan. Un never ending tour che, a partire dagli anni novanta , ha innalzato il momento live come vera e propria istantanea artistica degli anni che passano e dello stato di salute dell'autore. Campo di battaglia dove è libero di ripercorrere la propria storia in modo aperto, lasciando fluire l'improvvisazione e i bizzarri arrangiamenti come ingredienti che tengono in vita le canzoni. Un "work in progress" che non è solamente il titolo dell'ultima fortunata e commemorativa tournèe con Lucio Dalla ma uno status di lavoro che De Gregori segue da molti anni ormai, testimoniato ed impresso sui numerosi dischi live usciti negli ultimi quindici anni.
Conscio di filtrare attraverso i media per un personaggio non proprio simpaticissimo, aveva promesso divertimento a se stesso e al pubblico. Divertimento di chi a 60 anni può permettersi di tornare ad una dimensione più umana, andando a ricercare il calore, il sudore e gli occhi di chi è cresciuto ascoltando la sua musica. Così è stato.
Pubs and Clubs Tour approda nella caldissima e sold out sala dell' Hiroshima Mon Amour di Torino che questa sera potrebbe essere scambiata per un qualsiasi club di Roma degli anni settanta, quando la sua musica si intrecciava con quella degli amici Antonello Venditti e Rino Gaetano.
Il percorso a ritroso che De Gregori ha voluto far compiere con questa serie di date, funziona e fa bene alla sua musica e al personaggio. Ma non è un concerto nostalgico. Ci sono, sì i classici , ma c'è tanto del De Gregori degli anni zero, sempre pronto a stravolgere le sue canzoni, cambiarne gli arrangiamenti e divertirsi nel farlo, andando a percorrere il suo personale coast to coast lungo le strade musicali degli Stati Uniti(country, folk, blues, rockabilly).
Troviamo così una Buonanotte Fiorellino che sapora di fiesta tex-mex e con una introduzione circense presa da Rainy Day Women di Bob Dylan. Tutta una festa. Chi l'avrebbe mai detto che una delicata ninnananna potesse trasformarsi così. Oppure Rimmel che parte in acustico con l'ukulele suonato dal bravo Paolo Giovenchi per poi trasformarsi in una solare versione Reggae che non avrebbe sfigurato sul live At Budokan di Dylan.
Complice una band con i fiocchi. A partire dal vecchio compagno Guido Guglielminetti al basso, passando per le chitarre di un altro veterano come Lucio Bardi (anche al violino in un divertente duello tra archi), Paolo Giovenchi, Alessandro
Valle , anche alle pedal steel e poi la batteria di Stefano Parenti, le tastiere del giovane Alessandro Arianti e il violino della bella e brava Elena Cirillo, anche ai cori. Piacevole sorpresa.
Una superband che riporta alla mente la Rolling Thunder Revue Band che accompagnò Dylan nel "giocoso" tour che seguì il fortunato Desire del 1976. Nuovamente Dylan, non un caso. Come non è un caso che De Gregori chieda di ringraziare "il vecchio Bob" dopo l'esecuzione di Non dirle che non è così, ossia la versione italiana di If you see her say hello(titolo che si è prestato per un piccolo sketch sulla pronuncia inglese), scelta dallo stesso Dylan ed inserita nella soundtrack di Masked and Anonymous.
Ma non c'è solo Dylan nella musica di De Gregori. De Gregori, sotto il cappello e gli occhiali, è in gran forma e lo si capisce subito quando attacca con una Generale che è tornata in apertura come nel lontano disco omonimo del 1978 in cui era contenuta, ad indicare il ritorno a casa del soldato che riassapora gli odori familiari, così come questa serata e questo tour rappresentano anche il ritorno a casa di De Gregori e il suo riappropriarsi del pubblico.

Un pubblico transgenerazionale, partecipe e rumoroso quando serve e assorto e concentrato quando c'è da ascoltare la fuga d'amore de La donna Cannone che continua a mettere i brividi, nonostante la si è ascoltata milioni e milioni di volte, oppure seguire il "principe" che si posiziona al piano per interpretare Sempre e per Sempre e La Storia, con tutta la band che gli si fa attorno. Nessuno si senta escluso. In periodi come questo serve unità. Più del solito.
Il locale è saturo di calore e la camicia sudata di De Gregori che si intravede da sotto la giacca fa da buon termometro.
Tese, tirate e rock sono la bellissima Il panorama di Betlemme, visioni dylaniane tra guerra e fede, Tempo Reale, Vai in Africa, Celestino! e L'Agnello di Dio.
Tra una sorprendente versione di Titanic impreziosita dal violino della Cirillo, la sempre immancabile e cantata da tutti Alice e le più recenti Gambadilegno a Parigi e la quieta La Casa(presa dal recente e dimenticato Calypsos), si arriva ai primi bis: Bellamore, Battere e Levare e la sempre godereccia Sotto le stelle del Messico a trapanar.Gran finale con una inaspettata A chi di Fausto Leali, ripescata dopo essere apparsa nei live di molti anni fa. Una versione blues e soul con De Gregori che a fine concerto dimostra di avere ancora una gran voce e una presenza da crooner navigato ed invidiabile.
Perchè, in fondo, in Italia, a nessuno è mai riuscito di unire così bene il folk e il canto popolare italiano con il sogno americano come a De Gregori.
Se il cantautore romano dovesse continuare a questi livelli i suoi concerti in posti raccolti ed intimi, al bando...subito...palazzetti dalla pessima acustica, teatri con il pubblico immobile ed imbalsamato e stadi dispersivi. Lo vogliamo sempre qui, cheek to cheek, per vederlo e sentirlo meglio.
Poche parole durante la serata, ma i suoi gesti, la sua mimica, i sorrisi, l'affiatamento dei musicisti sono stati raccolti dal pubblico e ricambiati con affetto durante le due ore di concerto. Ben tornato a casa e grazie per aver mantenuto le promesse. Non è da tutti.
Per brevità...chiamato Artista.




SETLIST:Generale/Caldo e scuro/Vai in Africa, Celestino!/Niente da capire/Finestre rotte/Gambadilegno a Parigi/L'agnello di Dio/Non dirle che non è così/Il panorama di Betlemme/Sempre e per sempre/La storia/Tempo reale/La casa/Titanic/Alice/Buonanotte fiorellino/La donna cannone/Rimmel/Bellamore/Compagni di viaggio/Battere e levare/Sotto le stelle del Messico a trapanar/A chi

 

Video di RIMMEL


2 commenti:

  1. Comunque io non ho assolutamente dimenticato (nemmeno) Calypsos :-)

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  2. io l'ho visto a Firenze e mi è sembrato un pochino diverso, il mio commento sta qui:

    http://ilcodax.wordpress.com/2011/10/29/de-gregori-al-viper-firenze-per-il-pubs-clubs-tour-da-generale-ad-a-chi-di-fausto-leali/

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