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mercoledì 26 ottobre 2011

RECENSIONE: MOJO FILTER (Mrs. Love Revolution)

MOJO FILTER Mrs Love Revolution ( Club De Musique, 2011)


"He got muddy water, he one mojo filter", cantava qualcuno a Liverpool, "Rock'n'roll can never dies ", rispondeva qualcun altro in Canada e mai come in questi ultimi tempi , anche l'Italia mette sul piatto i suoi immortali del rock. I Mojo Filter sono una portata alcolica e appetitosa, lontana dal rock alternativo che tira tanto nella penisola, ma estremamente più vicino a quell'idea di rock che incarna il sogno americano e la sua naturale prosecuzione britannica. Fin qui le coordinate geografiche, per quelle temporali basta l'immortalità sopra citata, senza date di scadenza.
"Mrs. Love Revolution" si presenta subito con una copertina accattivante(di Ferdinando Lozza) che prosegue il discorso iniziato dalla band lombarda nel precedente Ep (The Spell), uscito l'anno scorso e che lasciava intravedere buone cose all'orizzonte. La band lombarda ha registrato e catturato la semplicità in pochi giorni , sotto la produzione di Jono Manson, musicista e produttore statunitense che recentemente abbiamo visto e sentito nella superband di Massimo Bubola , i Barnetti Bros Band.
Proprio la semplicità e il mestiere sono la forza di un disco che riporta a galla quei suoni perduti nei seventies ma che rivivono ancora durante i live sopra ad un palco, pochi fuochi d'artificio in produzione ed una essenzialità che sta alla base del rock. I Mojo Filter hanno delle solide basi e su quelle costruiscono un disco che sa essere vario, spontaneo e fresco pur non inventando nulla di nuovo.
Canzoni come semplici e vecchi distillati, tramandati dalla tradizione, ma che mantengono i sapori e i gradi necessari per guadagnare l'appellativo di "senza tempo". Dai riff rotolanti di Lick me Up, What i've Got e Ragged Companion, rock'n'roll sporchi, torridi e appiccicosi come nella miglior tradizione insegnata dagli Stones.
Just like a Soldier mischia blues e soul rimanendo a galla nel rock grazie alle chitarre di Alessandro Battistini (anche voce) e Carlo Lancini, riff portanti incisivi e assoli così come in No Comment Please che riprende dal rock blues inglese di Cream e Free.
Fiammeggiante blues The River dove si mette in mostra la voce "consumata" di Battistini e la sezione ritmica formata dal basso di Daniele Togni e la batteria di Jennifer Longo.

Un divertimento che centra l'obiettivo è Las Vegas, un veloce honk tonk country che porta direttemente nelle grandi highways degli States, dove ha preso forma.
I ritmi rallentano decisamente nella meno incisiva e soul, Liar o nella finale dagli accenni funk Water Gun, canzoni che sembrano mancare di quel qualcosa in grado di lasciare il segno ma senza scalfire più di tanto alla complessità dell'album.

Attitudine giusta e voglia di fare non mancano al quartetto lombardo, già impegnatissimi in sede live(di cui questo disco riprende il concetto on the road).Hanno già aperto per Willie Nile, Jonny Kaplan Band , North Mississippi All Stars e sicuramente questo lavoro aprirà altre nuove ed interessanti strade (anche se già battute) ma sempre piene di sorprese e naturalmente qualche insidia che sapranno evitare.

INTERVISTA

vedi anche RECENSIONE: MOJO FILTER-The Roadkill Songs (2013)




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