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sabato 8 aprile 2023

RECENSIONE: THE LONG RYDERS (September November)

THE LONG RYDERS   September November (Cherry Red, 2023)


si continua...

Erano passati trentadue anni dall'ultima incisione in studio quando nel 2019 uscì Psychedelic Country Soul, un disco sorprendentemente fresco e brillante che riportava agli onori delle cronache il gruppo di Sid Griffin e soci (Stephen McCarthy e Greg Sowders), il più rootsy di quel movimento Paisley Underground che negli anni ottanta tenne alta la bandiera di un certo modo di suonare rock’n’roll.

Pochi mesi dopo l'uscita di quel disco arrivarono anche in Italia e conservo tutt'ora un buon ricordo della data di Chiari, un concerto un po' confuso ma animato da tanti amici scatenati.

Ora sono passati altri quattro anni e nel mezzo è successo un po' di tutto: una pandemia, una guerra ancora in corso ma soprattutto un lutto che messi insieme hanno dato un'impronta diversa alle canzoni di questo nuovo album.

È proprio il trascorrere del tempo, la mortalità ('Hand Of Fate') a dettare ritmo e parole: la band che in quel fortunato ritorno era ritratta in piedi e battagliera nella foto di copertina, ora è intagliata nel legno, quasi a riposo e con i segni del tempo che sembrano farsi strada con più ferocia. Un disco amaro, a tratti dimesso, dedicato all'amico bassista Tom Stevens, scomparso due anni fa che viene omaggiato con una delicata e malinconica ballata ( 'Tom Tom'), e che lascia per l'ultima volta la sua firma e voce nella finale e già conosciuta 'Flying Out Of London In The Rain', tra l'altro una delle migliori delle dodici canzoni in scaletta.

"Due terzi del genere alt-country distillato che abbiamo contribuito a fondare negli anni '80 (e) un terzo di avventurismo Paisley  Underground... condito con un pizzico della nostra folle anima" così Griffin (recentemente in Italia per un tour in solitaria) ha descritto questo nuovo album. Un disco meno diretto, che ha bisogno di più attenzioni per essere assimilato e che lascia alle sole 'September November' (comunque un buon inizio), alle melodie byrdsiane di 'Seasons Change', alla tambureggiante 'Elmer Gantry Is Alive And Well', al tagliente rock’n’roll di 'To Be Manor Born' scritta dal chitarrista Stephen McCarthy il compito di ricordare la freschezza della gioventù andata.

Regnano così il passo agro-dolce della country 'Flyin Down', la malinconia folkish della strumentale 'Song For Ukraine' condotta dal violino di Kerenza Peacock, lo swing di 'That's What They Say About Love', il blues acustico  'Country Blues (Kitchen)',  la carezza beatlesiana di 'Until God Takes Me Away'. Prodotto da una vecchia e conosciuta volpe come Ed Stasium e con Murry Hammond (degli Old 97's) che si occupa del basso in alcune canzoni, cosi come DJ Bonebrake degli X è presente in un paio di pezzi, September November ha tutti i tratti di un disco di passaggio, seguito di un brillante ritorno e speriamo precursore di un nuovo ennesimo  inizio.




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