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domenica 14 novembre 2021

RECENSIONE: JERRY CANTRELL (Brighten)

JERRY CANTRELL  Brighten (Warner Bros, 2021)


giochi di luce al buio

Brighten è un album alla vecchia maniera: nove canzoni, essenziali, registrate proprio come si faceva quando il rock "tirava" ancora e gli album si ascoltavano dall'inizio alla fine. Di queste nove canzoni, l'ultima dura solo un minuto e quaranta ed è la cover di 'Goodbye' di Elton John, estrapolata dal fresco cinquantenne Madman Across The Water (anche lì chiudeva l'album), uno dei dischi più ascoltati e amati da Cantrell sin dai tempi dell'adolescenza  quando ancora il suo futuro era un sogno tutto da imbastire. 

Dopo aver ridato una nuova e dignitosa vita alla sua creatura più importante, a quasi vent'anni dal secondo disco solista Degradation Trip (2002), Cantrell si ritaglia nuovamente del tempo tutto per lui accompagnato da musicisti come Duff McKagan, Michael Rozon, Abe Laboriel Jr., Jordan Lewis, e Tyler Bates. 

Come sempre, a dispetto di un titolo che pare più "luminoso" del solito, dentro a Brighten ci lascia ancora alcune zone d'ombra. Lì le luci, se ci sono, si vedono di più. Un gioco di contrasti vincente. 

Con la voce di Greg Pucciato (ex Dillinger Escape Plan) a fare le veci di Stanley o William DuVall dietro. Un disco malinconico dove certamente spiccano i due omaggi al maestro Ennio Morricone: l'apertura 'Atone', un blues elettrico, marziale e desertico e 'Siren Song' con le sue atmosfere western. 

"Da fan delle colonne sonore di Ennio Morricone e dei film di Sergio Leone, ha un po' di quell'atmosfera da fuorilegge, con un bel passo da hillbilly psicopatico" ha raccontato. 

I suoni scelti sono un chiaro omaggio agli anni settanta, lo si sente nelle acustiche 'Prism Of Doubt' e nel country 'Black Hearts And Evil Done' dove gioca le sue carte dalle parti di Neil Young. Lascia i momenti più elettrici alla sola 'Had To Know', mentre 'Dismembered' è a tutti gli effetti una figlia degli anni novanta e del grunge. Un marchio di fabbrica. 

Forse non c'è l'intensità e la disperazione del suo esordio Boggy Depot (1998) quando la vita era ancora dura con un piede nelle sabbie mobili e gli Alice In Chains in attesa di qualche segnale di vita da parte di Layne Staley, segnali che non arrivereranno più, ma di Cantrell, serio, eclettico ed ispirato, ci si può sempre fidare. Uno dei maggiori talenti di quella generazione che ha tenuto in vita gli anni novanta (anche se per qualcuno è l'esatto contrario) segnando in modo indelebile una parentesi importante della musica rock.






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