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giovedì 8 agosto 2019

RECENSIONE: DOUG SEEGERS (A Story I Got To Tell)

DOUG SEEGERS  A Story I Got To Tell (BMG, 2019)





la vita (musicale) inizia a 60 anni

Doug Seegers di storie da raccontare ne ha più di una: potrebbe partire dalla sua infanzia a New York, dalla sua povera famiglia che non aveva abbastanza soldi per sfamarlo ma che lo introdusse alla musica a suon di dischi di Hank Williams e Hank Snow. Potrebbe raccontare del suo lavoro di falegname, o di quelle giornate trascorse tra i marciapiedi di Nashville con una chitarra in mano e un cappello a terra che lo accompagnava al suono delle monete gettate dai passanti, a fianco una bottiglia a fare buona compagnia e scaldare dal freddo e in tasca un'altra dose per tirare avanti.
"Ero in cattive condizioni, disgustato da me stesso. La mia ragazza, anch'essa tossicodipendente, mi aveva abbandonato e mi sentivo come se stessi per morire. Tutto quello che potevo fare era unire le mani e chiedere a Dio di aiutarmi a scalciare via le mie dipendenze."
Non ha mai vissuto una vita agiata Doug Seegers, fino a quando una troupe televisiva svedese nella città del country per girare un documentario si accorse di lui. Da sconosciuto in patria a star nel nord Europa il passo fu brevissimo e inaspettato. Un cowboy nelle terre del nord Europa. Tutto vero. Seegers incide l'album della sua rivincita nel 2014, a 62 anni compiuti, in Going Down To The River c'erano personaggi come Buddy Miller e Emmylou Harris.
Oggi a 67 anni tenta di riconquistarsi la grande America con A STORY I GOT TO TELL (intanto in mezzo ha messo altri quattro dischi). Questa volta si muovono in aiuto Joe Henry in produzione, che si trascina dietro i suoi fidati musicisti da studio (Jay Bellerose alla batteria) e un ospite come Jackson Browne che lascia la sua voce in 'White Line' di Willie P Bennett, una delle due cover dell'album insieme al soul di 'Poor Side Of Town' di Johnny Rivers.
Seegers ci mette le restanti nove canzoni e la fede religiosa: un sapiente amalgama, lavorato alla perfezione da Joe Henry, di verace country music ('Out On The Street' con il violino), pedal steel (la redenta 'Give It Away', 'Can' t Keep Running') , vocalità poliedrica a metà strada tra Roy Orbison e un cantante soul, più qualche movimentata spruzzata honky tonk e rockabilly ('Rockabilly Bug'), le melodie spagnoleggianti di 'Demon Seed', la dedica al padre, scomparso prestissimo in 'Angel From A Broken Home', la difficile vita di strada raccontata tra i tasti di un pianoforte in 'Six Feet Under', e stupende planate nei sixties ('Falling Star') con tanto di fiati.
'Life Is A Mistery' canta nella canzone che chiude il disco: conoscendo la sua storia non possiamo che confermare. Tutto può succedere, anche quando hai superato i sessant'anni e il traguardo più lontano arrivava a fine giornata, al pasto caldo donato agli homeless. Con questo disco Seegers ritornerà negli States per il suo primo vero tour in patria. Da protagonista certamente ma senza dimenticare chi invece sta ancora lottando.
"Sono un uomo umile e la cosa più grande che posso realizzare è salvare un altro uomo". S





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