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sabato 1 ottobre 2011

RECENSIONE: LUIGI MAIERON ( Vino, Tabacco e Cielo)

LUIGI MAIERON Vino, Tabacco e Cielo( PDT/Universal, 2011)

La Carnia è una terra friulana fatta di valli antiche che hanno mantenuto intatte la bellezza naturale dei loro paesaggi e le antiche tradizioni che, non senza difficoltà, continuano a tramandarsi di generazione in generazione. Paesi di montagna che nel corso del '900 hanno visto sempre più i loro abitanti emigrare in cerca di fortuna in giro per il mondo, chi è rimasto ha continuato a diffondere quelle tradizioni, fatte di canti popolari secolari, legami forti alla terra, al cibo contadino e a valori come il duro lavoro e la famiglia.
Luigi Maieron da quelle valli non se n'è mai andato e con certi valori è cresciuto fin da bambino. La sua predestinata missione è contribuire a far conoscere il suo territorio attraverso quello che gli riesce meglio: la canzone e la poesia. Ora poi, che le strade dei dialetti regionali sembrano aperte, un posto anche per lui c'è ed è quello su una corsia preferenziale. L'amico Davide Van De Sfroos (Maieron è presente come ospite nell'ultimo "Yanez" nella canzone Dove non basta il mare) nelle note di copertina ha forse scritto la migliore recensione del disco e proprio il successo del cantastorie comasco può aprire la strada a Maieron, che con "Vino Tabacco e cielo" realizza il suo quarto disco.
Maieron rilascia il suo disco musicalmente più vario, lasciando le atmosfere più intime e cantautorali dei precedenti per allargare i suoi confini musicali, avvicinandosi in certi punti a realtà già consolidate del folk dialettale come I Luf e Lou Dalfin, per rimanere nel nord Italia. La sua voce è rassicurante, un misto tra la profondità "scura" di Johnny Cash e la narrazione di Leonard Cohen con la confidenzialità dello zio saggio, sempre pronto a farti sedere sulle sue ginocchia e raccontare le vecchie storie dei luoghi dove è cresciuto. Il folk americano che incontra il Friuli. Rassicurante e sincero come quando canta con grande vena descrittiva i sentimenti d'amore e rispetto verso una figura guida(il nonno presumibilmente per lui, ma potrebbe essere chiunque) di grande importanza nel formare il carattere di un bambino ammirato davanti all'adulto, nel country -folk di Vino Tabacco e cielo, cantata in italiano.
E' un disco con due anime ben precise, una intimista e cantautorale, che si riallaccia alle passate produzioni ed una più giocosa e divertente con l'uso della lingua italiana più marcato e presente rispetto al passato.
Quello che esce prepotente è l'attaccamento alla propria terra: nel cantato in dialetto, come in Done mari ripresa di un antico canto carnico tradizionale dell'800, in La cidule con le sue atmosfere da ballo da festa paesana che narra di un'antica tradizione carnica che vedeva coinvolte le giovani coppie dei paesi e Trei puemas sulla stessa lunghezza d'onda. I sapori e le atmosfere medio orientali che escono prepotenti da Cramar-marochin, divertente confronto tra gli ambulanti provenienti dall'est europeo nel 1200/1600 e i moderni extracomunitari e il delicato tango di Argjentina, storie di emigrazioni e tristi ritorni.
Maieron tiene la lingua italiana per le canzoni più intimiste come I fantasmi di pietra, folk evocativo ispirato da uno scritto di Mauro Corona e dedicato alle vittime del grande e triste disastro del Vajont e Il peso della Neve dominata da banjo e fisarmonica.
Tre piccole perle sono Filo Spinato, quasi una filastrocca alla maniera di De Andrè, visuale di una mamma con il figlio alpino al fronte, la piacevole analisi sul trascorrere del tempo di Questa faccia, su atmosfere da oscuro western che ricorda tanto il compianto "cowboy"Johnny Cash e l'invito a non mollare mai e superare tutti gli ostacoli della flemmatica Cosa senti.
Sostenuto da una band di tutto rispetto e dall'aiuto di alcuni ospiti come Ellade Bandini alla batteria e Francesco Più e Davide Brambilla, "Vino Tabacco e cielo" è un piccolo scrigno pieno di tradizioni e storie, che come insegnato da Van De Sfroos, possono varcare i confini regionali e allargarsi in tutta Italia abbattendo quei fittizi confini federali che fortunatamente non sono ancora stati eretti.

INTERVISTA

1 commento:

  1. Lo ho conosciuto proprio grazie a Davide van de Sfroos..Maieron è un perosnaggio sincero da seguire, supportare ed ammirare!

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