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venerdì 17 giugno 2011

RECENSIONE: BLACK LABEL SOCIETY ( The songs remains not the same)

BLACK LABEL SOCIETY The songs remains not the same ( E1 Music, 2011)

Che sotto alla lunga barba rossa da vichingo americano batta un cuore certamente sfinito dagli eccessi, ma anche romantico, lo sapevamo già da parecchio tempo. Zakk Wylde ci ha abituato fin dal suo esordio solista, lontano dal papà adottivo Ozzy Osbourne, quel Pride And Glory, che puzzava di sterco, sudore e sud con armoniche , slide e tutto l'amore per il rock dalla bandiera confederata che usciva prepotente. Così come si distinguevano la grande passione per i Led Zeppelin più bucolici e per il vecchio Neil Young che animavano dischi come "Hangover Music" e "Book of Shadows". Eravamo nel 1993, sono passati 18 anni e Zakk Wylde ha percorso tanta strada nelle polverose highways americane fino ad arrivare all'eccelso "Order of the black" uscito nel 2010.
Proprio da quel disco, che ci restituiva una band nuovamente in forma, prende spunto questo . Una mossa, è bene dirlo, poco chiara commercialmente ma interessante per i completisti ed estimatori del buon Wylde.
Quattro le canzoni riprese da "Order of the black" e risuonate unplugged. Parade of the dead è completamente stravolta e trasformata in una ballad pianistica con aperture orchestrali con cantato e assolo che non smentiscono la bravura di Wylde. Particolarmente riuscite anche Riders of the Damned e Overload. Cambia poco, invece, Darkest days, nata come ballad , perde il piano per acquistare un flavour country/southern ed essere riproposta in due versioni, una con il cantante country John Rich.
Tutto l'amore per i suoi idoli musicali è poi riscontrabile nelle restanti tracce, a partire dal titolo dell'album, storpiatura della zeppeliniana The song remains the same per arrivare alle cover proposte. Non stupise la scelta di pescare nel canzoniere dei Black Sabbath una poco conosciuta Junior's Eyes dall'ultimo album con Ozzy degli anni settanta("Never say die!",1978) o prendere una Helpless di Neil young contenuta nell'epocale "Deja vu" (1970) di CSN & Y. L'amore di Wylde per il cantautore canadese è di vecchia data, ricordo una Heart of Gold come bonus track in suo precedente disco.
Can't find my way home , canzone dei Blind Faith di Eric Clapton e Steve Winwood, già era presente come bonus in una versione di "Order to the Black" e qui viene riproposta.
Stupisce, invece la rilettura di Bridge over troubled water di Simon & Gearfunkel, forse spinto dall'ala emotiva che quest'anno ne festeggia i quarant'anni dall'uscita.

Chiude la strumentale e tradizionale The first Noel, assaggio della bravura chitarristica anche sotto l'albero di Natale.
Un disco di 10 canzoni piacevoli, che poteva essere spalmato come bonus disc in Order of the black, come tra l'altro già fatto in precedenza dai Black Label Society, ma che esce da solo per volere di mercato. L'unica nota negativa di questa operazione.

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