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mercoledì 16 marzo 2011

RECENSIONE : PAOLO BENVEGNU'( Hermann)

PAOLO BENVEGNU' Hermann ( La Pioggia Dischi, 2011)

Ci vuole del tempo, quello che si trova dopo una giornata di lavoro, la sera quando tutti i pensieri e le domande del giorno vengono accantonate. Quel tempo spesso prezioso da dedicare a se stessi, ad un libro o al disco di Paolo Benvegnù. Liberate la mente perchè il terzo disco dell'ex cantante dei Scisma ha tanto da offrire per riempirvela nuovamente. Un disco che conferma Benvegnù come uno dei migliori cantautori attualmente in Italia e uno dei pochi a poter ereditare la forma e la sostanza della cara categoria italica.
Ambizioso è l'aggettivo che forse più si addice a raccontare le tredici canzoni che compongono una sorta di concept basato sull'umanità e la sua evoluzione che come un boomerang sta trasformandosi in involuzione, tratto liberamente da un racconto di un certo Fulgenzio Innocenzi, di cui nessuno ha mai sentito parlare, esisterà veramente?
Gli spunti, gli agganci e i riferimenti storici e letterari a cui Benvegnù si affida sono molteplici e ad un primo ascolto anche intricati da cogliere. Si parte da molto lontano per arrivare al quotidiano con tutto tutto quello che vi è in mezzo. Dalla mitologia, passando per Sartre, arrivando alla frenesia del lavoro di oggi.
Uomo fatto di carne, sentimenti, ambizione,coraggio e valore,valoroso e traditore, capace di pugnalare alle spalle per l'innalzamento del proprio ego per poi affidarsi alla fede arrivando infine a negarla. Nessuno esce da questa categoria. Chi più, chi meno ci portiamo addosso la reputazione e il Dna che ci siamo costruiti nei secoli. Ecco che il tempo diventa prezioso alleato per cercare sosta ed un riparo dalla marcia di progresso , cui siamo costretti a partecipare quasi come automi senza controllo e a domandarci in quanto uomini, cosa vogliamo?


Il tempo come alleato e nemico per capire la nostra collocazione sulla terra(Non sai distinguere il tempo perso da quello vissuto) nell'iniziale Il Pianeta perfetto o come pretesto per tornare all'inizio dei secoli per raccontare l'origine dell'uomo (Ma poi finirono le terre ed inventammo Dio , lo trafiggemmo all'alba, l'ultima volta che provò a sorridere, così inventammo la notte...) in Love is talking. I secoli che passano, i posti e la gente pure ma i problemi sempre presenti e l'uomo, al centro di tutto, come sempre si accorge che le distrazioni lo hanno allontanato dal proprio essere interiore.



Se la speranza era quella che il trascorrere dell'età riuscisse a trascinare con sè il benessere, bisogna invece fare i conti con l'esatto contrario. Il dito indice accusatorio sempre pronto ad inquadrare qualcuno da sacrificare e punire in Date fuoco (Il primo dice che è stato lui a ricoprire il mondo di automobili e il terzo dice che non si vedeva niente), prendendo spunto dall'"eretico" Giordano Bruno e trasportando il tutto al presente.
La bramosia di conquista ed invicibilità di Moses (...Infliggi le tue regole, distruggere per conquistare...), l'amore , anche non a lieto fine, come evasione e rifugio da tutti i mali , Johnnie and Jane, così come il viaggio, per approdare ed affrontare qualcosa di nuovo in Il Mare è bellissimo(...e un viaggio senza destinazione significa destinazione...) ed il tempo che torna inesorabile a scandire la vita (...e intanto si è fatto tardi e tardi è legge e attendere un'attesa sempre attesa...).





L'uomo inerme davanti alla sua vita, al trascorrere degli eventi che ha visto e vissuto, la consapevolezza che poi,alla fine, l'eguaglianza tra di noi non è così lontana dall'essere trovata in Io ho visto , uno dei punti più alti del disco ( ...Ho visto il sole restare al buio e gli animali rimanere in branco fiutando il cielo più sicuro...ho visto inverni piegare gli alberi e setacciare al grembo con le mani cercando polvere e ho bestemmiato iddio perchè non si fa mai vedere e ho perso falangi nei combattimenti e nelle fabbriche...)
Un disco dall'anima rock, che si concede fughe orchestrali, suonato da una band, "i Paolo Benvegnù", appunto, alcuni tratti pop presenti nei ritornelli in inglese di Love is talking e Good Morning, Mr.Monroe, piccola messa in musica dei tempi moderni(con l'inizio che tanto mi ricorda Milano circonvallazione esterna degli Afterhours) che cercano la continuità con il suo passato in un disco impervio che vuole essere diretto nella sua complicata complessità e spronante nel metterci di fronte al punto in cui l'essere umano, perso, è arrivato a piantare la sua bandierina di evoluzione, così poco colorata da esserne poco fieri.

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