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martedì 8 marzo 2011

RECENSIONE: LUCINDA WILLIAMS ( Blessed)

LUCINDA WILLIAMS Blessed (Lost Highway, 2011)

Benedetto sia l'operaio cinese che cuce in un sotteraneo di New York, benedetta la ragazza indiana che passeggia per i boulevard con il suo cagnolino di rosa vestito, benedetto il signore d'età tatuato e sfrattato che vive le sue giornate sopra ad un grosso van, benedetto il tassista con la coppola in testa figlio di emigrati, benedetti i due innamorati con zaino seduti sul marciapiede che si baciano, benedetto il maturo biker figlio degli anni sessanta che anche senza più i lunghi capelli continua a inseguire la sua utopia, benedetto il giovane emigrato arabo che studia e che da qualche anno non passa più inosservato nella grande America, benedetto l' indios in jeans e cappello che vive i tempi moderni in una riserva indiana a difendere i valori dei suoi antenati.
Benedetto sia, allora, il cantautore Vic Chesnutt, scomparso suicida, a cui Lucinda Williams dedica ispirata con tormento la rabbiosa e chitarristica Seeing Black . La tormentata vita di un cantautore che portava dentro di sè una verità e una visione di vita dai colori ben definiti.
Benedetta sia Copenhagen in Ottobre, sotto la neve, quando tristi notizie arrivano e sembrano unirsi tutt'uno con il grigiore del tempo, quasi a voler amplificare le lacrime di Lucinda che passeggia per le strade della capitale danese.
Benedetto sia il soldato di Soldier's Song, ballad malinconica ed oscura dedicata a chi vive lontano dagli affetti cari.
Benedetto sia Elvis Costello, ospite alla chitarra elettrica nell'iniziale Buttercup, forse la canzone più solare, se si può passare il termine di un disco carico di speranza vista attraverso gli occhi degli altri, dei più deboli e di chi la debolezza l'ha pagata anche a caro prezzo.
Benedetto il carattere dualistico delle canzoni. Rock e folk. Scatti di rabbia, vendetta e tenue dolcezza. Da una parte le chitarre , anche esplosive come in Awakening, un risveglio lento che sbotta in feedback, la chitarra di Costello in Convince me o il rock oscuro della title track, elegia e perno dell'intero lavoro. Lezione di vita, che insegna a cercare la bellezza nei volti, nelle persone che apparentemente di solito ignoriamo, attratti dal facile e poco abituati per pigrizia e diffidenza a scavare in profondità.
Benedetto l'amore di Sweet Love, folk di poche e dolci parole dedicate presumibilmente al neo marito o l'amore universale di Born to be Loved, i consigli e le verità di Ugly truth.
Benedetta sia allora Lucinda Williams, che fa uscire un disco bilanciatissimo e maturo, prodotto da una "vecchia volpe" come Don Was. Forse lontano dal suo capolavoro assoluto che rimane "Car Wheels on a Gravel Road" , ma sicuramente superiore alle ultime e comunque buone prove di studio.

Benedetta la versione deluxe del disco che include un secondo cd denominato Kitchen tapes, dove il carattere delle canzoni, la voce della Williams vengono fuori ancora più prepotenti nella crudezza di versioni casalinghe registrate solo voce e chitarra, stupenda Copenhagen. Uscirà in diverse copertine raffiguranti i "benedetti" e silenziosi protagonisti della vita che ci circonda. Un invito a guardarsi intorno, a scoprire le facce che ci girano a fianco, ognuna delle quali nasconde ne più ne meno quello che noi nascondiamo loro: la vita. Quando solo i silenzi di uno scatto ed un cartello dicono più di mille parole.



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