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venerdì 3 gennaio 2020

DISCHI DA ISOLA AFFOLLATA # 82: AMERICA (America)

AMERICA    America (1971)




Nel 1979 entrò in casa il primo impianto stereo; il primo disco degli America (1971), quello con gli indiani in copertina, arrivò subito dopo. Credo fosse una delle prime stampe perché 'A Horse With No Name' non era presente nella track list. Per molti anni sono andato avanti a chiedermi: ma dov'è? È la loro canzone più famosa e qui non c'è? In alternativa si può sempre chiedere al padre di Neil Young: la leggenda vuole pensasse che quella canzone fosse farina del figlio. Non fu il solo.
In effetti venne aggiunta successivamente, quando già stavano per iniziare i lavori per il secondo album Homecoming, quando il produttore Jeff Dexter si accorse che il singolo scelto per lanciare l'album, la romantica ballata al pianoforte 'I Need You' scritta dalla penna sempre gentile di un appena sedicenne Gerry Beckley, non riuscì a sfondare a dovere. Harry Nilson ne fece una cover anni dopo.
Allora Dewey Bunnell se ne uscì con quella 'Desert Song' che poi diventò 'A Horse With No Name' scritta a diciott'anni con un sentimento nostalgico verso i deserti americani e le sue radici in quei luoghi "l'ho scritta mentre ero seduto in una stanza in Inghilterra in una grigia giornata piovigginosa - quegli ultimi anni in cui eravamo lì sembrava che il sole non fosse mai venuto fuori!". Sì perché i tre America pur avendo radici negli States trascorsero gran parte della loro gioventù in Inghilterra (unirono il loro destino comune alla London Central High School) dove i padri militari americani prestavano servizio. Gerry Beckley e Dan Peek nacquero in America, Dewey Bunnell in Inghilterra.
Il nome America uscì fuori dopo aver visto un jukebox "Americana" in una caffetteria.
In Inghilterra si conobbero e lì al Trident Studio di Londra con Ken Scott come ingegnere del suono, registrarono questo loro debutto.
Un disco spesso ingiustamente dimenticato. La critica li bollò subito come delle brutte copie di Neil Young e CSN & Y e finita lì (la west coast fatta da tre ragazzi "inglesi" sembrava un insulto) ma il disco era pieno zeppo di canzoni stupende che rimandavano ai deserti, ai grandi spazi aperti.
Canzoni in prevalenza acustiche, l'intreccio di chitarre e percussioni, ma suonate con il piglio e l'impeto elettrico ('Riverside'!, 'Three Roses') e poi l'unica volta che usarono la chitarra elettrica e la batteria uscì quella meraviglia cangiante intitolata 'Sandman', che sabbia e serpenti sembrano materializzarsi ai tuoi piedi, scritta da Bunnell ispirandosi ai terribili racconti dei soldati in Vietnam.
Il country con la steel guitar di 'Rainy Day' , il folk di 'Pigeon Song' il meraviglioso intreccio di chitarre di 'Here'. Le loro armonie vocali. E pensare che inizialmente la loro idea era totalmente diversa:" la loro idea all'epoca era di fare qualcosa di più simile Sgt. Pepper dei Beatles" raccontò il produttore Jeff Dexter. Ci arriveranno pochi anni dopo con George Martin in produzione.
Lo straordinario inizio di una carriera che quest'anno ha toccato il traguardo dei cinquanta.






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