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sabato 31 agosto 2019

RECENSIONE: JESSE MALIN (Sunset Kids)

JESSE MALIN  Sunset Kids (Wicked Cool, 2019) 



 perdite e amicizie 
Jesse Malin cantava già tutto il suo amore per Lucinda Williams qualche anno fa, nel 2007 quando nel suo album Glitter In The Gutter incluse una canzone, 'Lucinda', a lei dedicata. L'aveva conosciuta solo dieci anni prima attraverso un album di Steve Earle, I Feel Alright, in un duetto fatto dai due in 'You're Still Standing There'. Da lì in avanti è sbocciato un amore artistico nel tempo trasformato in una grande amicizia che aspettava solo la classica ciliegina. Sono passati molti anni e i versi di quella canzone si sono materializzati in carne ed ossa nel nuovo album del cantautore newyorkese: la Williams produce (insieme al marito Tom Overby) e partecipa attivamente in almeno tre pezzi, guidando la scrittura di Malin verso nuovi territori, più soffusi, polverosi, a tratti scuri, senza però snaturare più di tanto le radici urbane della sua musica. 
 Jesse Malin durante la carriera ha sempre tenuto lo sguardo verso la natia New York, verso la difficile infanzia al Queens superata brillantemente grazie all'amore smisurato per la musica come ama ricordare spesso durante i concerti. Il titolo del suo primo album ha spesso ingannato la critica: quel The Fine Art Of Self Destruction non ha mai avuto nulla a che fare con le droghe. Jesse Malin è un drogato di musica, un eterno ragazzo che ama omaggiare e coinvolgere i suoi miti, i suoi amici (da Ryan Adams a Bruce Springsteen, Alejandro Escovedo). 
 Oggi si lascia guidare da uno di loro: difficile non sentire la mano della cantautrice della Louisiana in canzoni come come 'Room 13' e 'Dead On' . La prima è un occhio oscuro che scruta dentro a una camera d'albergo vedendo i peccati di tutti gli avventori passati di lì appiccicati al muro come fossero quadri, un ipotetico luogo lontano da tutte le moderne distrazioni, "dove poter riflettere sulle cose che contano davvero", appoggiandosi su una melodia acustica e malinconica, la seconda è lo scatto più elettrico delle 14 canzoni, una buona passerella di chitarre elettriche (la mano di Doug Pettibone) che richiamano Neil Young con i Crazy Horse, la California, la Williams stessa, e arriva quasi a fine disco. 
In mezzo canzoni spesso amare ispirate dalla morte di persone molto vicine: in testa il padre, poi David Bianco, ingegnere del suono scomparso recentemente mentre stava lavorando proprio a questo disco, passando per l'amico musicista Todd Youth

 "C'erano un sacco di cose brutte in corso e, a volte, quando hai molto dolore, la musica aiuta a sfogarsi, esorcizzare questi demoni". A tutti loro dedica 'Shining Down': "per mantenere in vita gli spiriti di tutti quelli che ci hanno lasciato" dice. 
"Ho voluto realizzare un disco dal suono aperto che mi lasciasse spazio per raccontare queste storie. Mi piace scrivere dei personaggi e della gente che incontro lungo il cammino. I sognatori, i cospiratori, i truffatori, i romantici, gli amanti, chi crede e chi abbandona il campo". 
Proclama la propria identità nella vivace 'Chemical Heart' citando Ike e Tina, Bernie Taupin, Jack Lamotta nel testo, omaggia un altro suo mito, Shane McGowan sui tasti di un pianoforte in 'Shane', invita l'amico Billy Joe Armstrong (Green Day) a ricordare i vecchi tempi scanditi dal punk rock quando i suoi D Generation negli anni novanta aprivano per i Green Day ('Strangers And Thieves') , scalda i cuori con il funk R&B di 'Do You Really Wanna Know' , recupera due canzoni scritte in precedenza come 'Meet At The End Of The World' e 'Revelations', invita l'amico Joseph Arthur a lasciare le sue tracce in un tris di canzoni. 
Viaggia a motore spento negli spazi infiniti di una canzone come 'Promises', riprende temi musicali cari a Springsteen in 'When We' re Young'. 
Sunset Kids potrebbe essere il disco in grado di smentire chi ha sempre visto nello scanzonato e vitale rocker di New York un eterno ragazzo mai troppo cresciuto. Malin ha mantenuto lo spirito ribelle ma romantico e curioso della gioventù ma dietro c'è un uomo con un passato ben segnato e un futuro ancora tutto da vivere. 
 Uno dei suoi migliori dischi, senza dubbio.









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