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mercoledì 1 marzo 2017

RECENSIONE: SOUTHSIDE JOHNNY AND THE ASBURY JUKES (The Fever, The Remastered Epic Recordings)

SOUTHSIDE JOHNNY AND THE ASBURY JUKES    The Fever, The Remastered Epic Recordings (Real Gone Music/Epic Records, 2017)




“Southside Johnny veniva da Ocean Grove, una cittadina vicino ad Asbury Park fondata nell’ottocento dai metodisti. Era il re del blues nell’area, il che spiega il soprannpome Southside. Cripto-intellettuale suscettibile e bisbetico, era un uomo profondo con qualche rotella fuori posto, ma conosceva vita, morte e miracoli di tutti gli artisti blues e soul. La sua famiglia aveva una straordinaria collezione di dischi, grazie alla quale era diventato un luminare della musica.” Così Bruce Springsteen presenta Southside Johnny nelle pagine del’autobiografia Born To Run.
Nulla di nuovo (o quasi) lungo le strade del New Jersey  ma aspettavo questi dischi rimasterizzati in cd da molto tempo. Il meglio dei primi anni di mister John Lyon spalmato in due cd (40 canzoni, 160 minuti e libretto di venti pagine con note, aneddoti e commenti dello stesso Southside Johnny e di Chris Morris) comprendenti i primi tre album usciti per la Epic Records: l’esordio fulminante I DON’T WANT TO GO HOME (1976), il secondo THIS TIME IT’S FOR THE REAL (1977) pieno di mitici gruppi doo-wop ospiti e HEARTS OF STONE (1978) tanto acclamato dalla critica ma bocciato dalle vendite (dopo questo disco passerà alla Mercury), più, per la prima volta in CD, il live promozionale JUKES LIVE AT THE BOTTOM LINE, registrato a New York nell’Ottobre del 1976 e il singolo ‘Havin’ A Party’ uscito nel 1977.
Autentica leggenda del Jersey Shore Sound svezzato a pane e Sam & Dave, cresciuto tra le assi dello Stony Pony e dell’Upstage, inutile raccontarvi della bilanciata presenza di cover e canzoni scritte appositamente per gli album, della massiccio peso degli amici di vecchia data Miami Steve Van Zandt come produttore e autore, di Bruce Springsteen autore di ‘The Fever’, ‘You Mean So Much To Me’ (con Ronnie Spector ospite), ‘Hearts Of Stone’, ‘Talk To Me’, dei fedeli e numerosi Asbury Jukes con la possente sezione fiati guidata da Richie "La Bamba" Rosenberg e dei tanti ospiti come Lee Dorsey, The Coasters, The Five Satins, The Drifters. Qui dentro c’è tanto da ascoltare e tanto per muoversi. Stop.
“Southside Johnny…una delle persone più strane che abbia mai incontrato. Si vestiva come il mio vecchio. La prima volta che lo vidi suonava il basso per una vecchia leggenda di Asbury chiamata Sonny Kenn. Johnny era terribile. Era una di quelle persone che non potevano suonare il basso. Ma poteva cantare e suonare l’armonica, in più conosceva molto bene il blues.” Così Bruce Springsteen, da sempre il miglior sponsor, racconta il suo primo incontro con Southside Johnny, nelle note originali che accompagnavano I DON’T WANT TO GO HOME del 1976, riportate integralmente nel libretto.
Ed è come trovarsi dentro a un piccolo club dall'insegna esterna tanto luminosa e sgargiante quanto buio e fumoso all'interno, affollato di gente festante, con il calore e il sudore che diventano un tutt'uno sotto la voce calda e avvolgente di Southside e l’irresistibile miscuglio tra Soul, R&B di casa Motown/Stax e ruspante Rock'n'Roll urbano che gli Asbury Jukes portavano in giro, con pochi eguali, in quegli anni settanta. E pure oggi, mentre l’amico continua a riempire stadi, fa cantare chiunque sopra al palco e si concede ai selfie, Southside Johnny continua a bazzicare locali fumosi dei circuiti minori, tergendosi i il sudore sotto gli immancabili occhiali come una volta, forte anche di una vena creativa da studio per nulla scalfita visto lo splendido ultimo album, SOULTIME!, uscito nel 2015, degno di stare accanto a questa tripletta d’esordio.




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