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lunedì 18 febbraio 2013

RECENSIONE: HERNANDEZ & SAMPEDRO (Happy Island)

HERNANDEZ & SAMPEDRO  Happy Island (autoproduzione, 2013)


Piccolo soffio di maestrale sulla polvere del cuore. Ho sempre avuto un debole per la west coast californiana e tutto l'immaginario estetico che ruotava intorno. Fin da ragazzino ho avuto la fortuna-l'ho sempre considerata tale- di sognare, maneggiando e ascoltando dischi di Crosby, Stills & Nash, Jackson Browne, Eagles, America e non finirò mai di ringraziare chi li lasciava in giro per casa incustoditi, vittime sacrificali della mia curiosità. Certi suoni e melodie mi hanno allevato, prima che pescassi the number of the beast dai numeri della tombola, facendomi crescere (inutilmente) i capelli per poi riperderli miseramente lungo la strada. Quindi, è con estremo piacere che mi sono messo all'ascolto di questo primo lavoro degli italianissimi Hernandez & Sampedro, dopo averne avuto un anticipo rivelatore dal video del  primo singolo Happy Island, una ballata soft, salvifica e sognante che si sfoga nel finale con l'assolo elettrico. Conquistato al primo ascolto.
Tutto quello che sognavo da bambino guardando certe copertine e ascoltando alcune melodie vocali mi si è ripresentato davanti ascoltando Happy Island. Il panorama tutto americano fatto di immense highways e sperdute stazioni di servizio tenute in vita dal soffio del vento, sole scintillante respinto dalle lenti oscuranti di grossi occhiali a goccia e luci serali che illuminano piccole città periferiche con i loro motel da quattro chiacchiere e due dollari. E poco importa se la strada in copertina sembra portare più verso l'entroterra romagnolo e qualche agriturismo casereccio piuttosto che le montagne rocciose.
Succede, infatti, che uscendo di casa in una fredda giornata d'inverno ti porti dietro il Cd, lo infili nel lettore dell'autoradio e quando alzi il portone del garage ti si presenta davanti una lunga american freeway con un cielo rosso da tramonto a colorare ogni forma di vita sul cammino. E la neve? Sciolta! Tutto perfetto e scopo raggiunto.
Happy Island appartiene a quella sempre più esigua schiera di dischi italiani che mi conquistano al primo ascolto. Chiaro-scuri che colpiscono. Certa musica ce l'ho patologicamente nel cuore e lì , al sicuro, rimarrà per tutta la vita, anche quando la curiosità musicale ti porta da tante altre parti. Tutto vero, ma il disco è veramente bello a prescindere dal mio poco significante percorso musicale.
Luca "Hernandez" Damassa (voce e chitarre) e Mauro "Sampedro" Giorgi (chitarre e seconda voce)  provengono da Ravenna, provincia "balneare" della nostra costa adriatica che da alcuni anni è fucina positiva di fresche e accattivanti proposte di american music, dai Miami & The Groovers del loro amico Lorenzo Semprini ai Nashville & Backbones. La nostra piccola e solare East Coast.
Il duo dopo aver calpestato la spessa sabbia dei deserti stoner con la  band Stoned Machine, ne ha setacciato la ruvidezza rock. Ciò che è rimasto è finissima sabbia dorata che si posa melodicamente su canzoni elettro/acustiche emozionali ed evocative dall'incedere pigro come The Sky, The Water And Me che pare uscita dal prolifico "raccolto" dell'annata 1972 di Neil Young, oppure ruspanti country song come Kinky Queen con un chorus efficace ed un violino protagonista che, rimanendo in casa del canadese, potrebbe uscire da album sempre dimenticati come i più sgangherati American Stars'N Bars o Hawks & Doves, o ricordare, restando al presente, il primo e genuino Mescalito di Ryan Bingham, songwriter texano con il talento nelle vene e un oscar nel taschino, per il quale i romagnoli hanno già fatto da opener in alcune date italiane.
Hernandez & Sampedro sono moderni cowboys di pianura (padana) a cui piace portare in giro per locali la propria musica e sarà quindi un piacere poter riascoltare, durante i loro live, la crescente tensione dell'opener elettrica dallo spirito grungy Turn On The Light, la contagiosa marcia country/western Don't Give Up On Your Dreams che sfodera un chorus che pare quasi una outtake del cristallino Out Of Time dei REM, la malinconica e quieta solitudine di She's A Woman, le percussioni, l'intreccio acustico delle chitarre e le melodie vocali (sempre efficaci) di Ray Of Light e The Hardest Part figlie dei primissimi CSN o degli esordienti America seduti davanti a geronimo, come Cold,Cold,Cold In This Town lo è di quelli di metà carriera( Alibi) con quella vocalità alla Michael Stipe di Luca "Hernandez" che piace e convince.
Una menzione, giusta e doverosa, anche per gli altri compagni di viaggio: Giuliano "Juanito" Guerrini, musicista tuttofare e splendido produttore di un lavoro così ricco, ottenuto con così poco a disposizione (ricordo che il disco è autoprodotto) e Guido Minguzzi alla batteria.
Avanti così, l'isola che cercano è sicuramente dietro la prima curva dopo quel lungo rettilineo.
Succede, infatti, che uscendo di casa in una fredda giornata d'inverno ti porti dietro il CD, lo infili nel lettore dell'autoradio e quando alzi il portone del garage ti si presenta davanti una lunga american freeway con un cielo rosso da tramonto a colorare ogni forma di vita presente sul cammino. E la neve? Sciolta! Tutto perfetto e scopo raggiunto.
Io resterò fuori dal mio box auto ad osservarli mentre le nuvole grigie lasceranno posto ai raggi rossi. Mi aggiusterò gli occhiali a goccia e augurerò loro: buon viaggio!
in uscita: 1 Marzo 2013
per contatti: http://www.facebook.com/hernandezsampedroband?fref=ts




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