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giovedì 22 dicembre 2011

RECENSIONE: KATE BUSH (50 Words for Snow)

KATE BUSH 50 Words for Snow ( Fish People Records, 2011)

Non sono ancora pervenute controprove: 50 Words for Snow è candidato a diventare il disco invernale di questo 2011 agli sgoccioli. Il disco giusto da regalare durante le feste a patto che, chiunque riceverà questo gelato cd abbia larghe vedute musicali e non si aspetti simpatici jingle da canticchiare sotto l'albero in compagnia dei pargoli o seduto, con la pancia piena, davanti ad una tavola imbandita.
Kate Bush non è più l'affascinante ballerina di fine anni settanta che conquistava ed ammagliava con la sua voce e il mistero tutto femminile che riusciva ad emanare. Con questo disco, però, dimostra di saper (ancora) giocare complicato e far parlare di sé, nonostante le sue uscite pubbliche (non parliamo dei concerti-non pervenuti-) siano quasi nulle e su disco, a parte il recente Director's Cut che rivisitava cose vecchie, non la si sentiva dal 2005 di Aerial.
50 Words for Snow è un disco che va ascoltato nella sua intierezza, nel tepore domestico, con la neve che bussa lieve ai vetri delle finestre ed un pupazzo che veglia sulla porta di casa: sarebbe l'ideale. 7 canzoni, tutte piuttosto lunghe, dedicate ai quei piccoli cristalli, magici e misteriosi, di cui Kate Bush riesce a raccogliere e catalogare 50 parole per indicarli, seguendo l'esempio dato dagli eschimesi. Nasce così la canzone ( preceduta dal soffio di una bufera) dall'andamento quasi tribale, composta da un lungo elenco di parole declamate con l'aiuto dell'attore Stephen Fry (alcune, inventate, sono veramente buffe ed improponibili) e l'idea di dedicare un intero disco alla neve.
Gli otto minuti di 50 Words for Snow (la canzone) ed il primo singolo estratto Wild Man sono le uniche concessioni al pop del disco, altrimenti costruito sulla costante presenza del pianoforte a duellare con la splendida voce della cinquantatreenne cantante britannica, che pur non raggiungendo le vette di una volta, rimane ammagliante e teatrale come poche.
Snowflakes apre il sipario in modo splendido, facendo subito entrare nel mood del disco fatto di eteree note di pianoforte e pochi interventi percussivi e orchestrazioni mai invadenti. Qui, la voce di mamma Kate è accompagnata da quella acuta del figlio Albert che arrivà là dove, evidentemente, non arriva più la sua. Un dialogo ipnotizzante tra madre e figlio, lungo quasi dieci minuti. Qualche brivido lo fa venire e non è solo dovuto al freddo.
Dopo più di trent'anni di carriera, Kate Bush riesce a realizzare il sogno di duettare con il suo "mito" da ragazzina: sir Elton John. Il tutto avviene in Snowed in at Wheeler Street. Oltre al pianoforte vi è
l'accompagnamento di una sezione archi e la voce di Elton John, come dimostrato nelle sue ultime uscite discografiche, sembra essere tornata alla qualità. Una canzone che culmina in crescendo con tutta la band protagonista (John Giblin al basso, Steve Gadd alla batteria e il marito Dan Macintosh alle chitarre). Un gran brano.
Misty è una favola di tredici minuti, raccontata in punta di piedi, quasi jazzata, con un pupazzo di neve protagonista e tutto quello che ne consegue se ci si innamora perdutamente di lui.
Certo, il rischio di perdersi durante l'ascolto di canzoni, impegnative come Lake Tahoe e la conclusiva Among Angels, è sempre in agguato ma il feeling che Kate Bush riesce ad instaurare dopo pochi minuti, facilita l'impresa e depone tutto a suo favore.
Conoscendo Kate Bush, non è così improbabile che i 65 minuti di questo disco diventino anche un'opera teatrale. Sarebbe la sua ennesima sfida. Intanto noi aspettiamo...la neve. Buone feste a tutti.

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