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sabato 23 luglio 2011

RECENSIONE e INTERVISTA: VERILY SO (Verily So)

VERILY SO Verily So (Inconsapevole Records, 2011)

Lo sguardo che si perde nella polvere alzata dai piccoli tornado di vento che scompigliano la tranquillità di quelle tipiche ghost town americane, dove vecchie case di legno dormono abbandonate nascondendo chissà quali storie e vite passate, l’udito è sordo ed incapace di cogliere rumori. I livornesi di Cecina, Verily So con le canzoni del loro debutto saprebbero infrangere quel silenzio creando un connubio musica-luogo perfetto.
I Verily So nascono nel 2009 ma solamente nel 2010 diventano un trio in pianta stabile. Già con un ep all’attivo “Just a Demo”(2010) la band è composta da tre polistrumentisti: Maria Laura Specchia, Simone Stefanini, Luca Dalpiaz che si dividono anche le vocals con risultati straordinari.
Gli spazi dilatati che emergono dal “dark” folk di canzoni come l’ipnotizzante Ordinary Minds, con la straordinaria voce femminile a disegnare malinconia nell’aria, come nell’apertura Wax Mask...

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INTERVISTA

La prima cosa che mi preme sottolineare è quanto, quasi tutte le recensioni che ho letto su di voi , sottolineassero il fatto o meglio si domandassero se la vostra provenienza fosse proprio l’Italia. Ora ho la possibilità di chiedervelo di persona…siete italiani(o alieni?)?
Siamo italiani di provincia.

Appurato che siete italiani(…di provincia), riuscite a collocarvi in qualche modo e da qualche parte, nella scena musicale italiana?
Ai margini, come tutte le band medio piccole a cui vengono proposti concerti in ristoranti e pub. In Italia vanno, se non si fosse capito, i raccomandati, le cover band e le vecchie glorie.

Ho notato come anche in Italia, in questi anni, vi sia una riscoperta del folk di matrice americana(anche se le vostre influenze sono più ampie e varie), come vi spiegate questo fenomeno?
Secondo me è l’ultimo straccio di sogno americano, quello senza glitter, quello della gente di strada che canta. E’ lo spiritual contemporaneo, di quelli cresciuti con l’elettricità.
E’ semplice e possono farlo tutti. E’ il folk del dopo bomba, anche se la bomba come la immaginavamo non c’è stata, ce n’è stata una diversa, subdola.

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Qui sotto l'intero album in streaming:





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