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venerdì 8 luglio 2011

RECENSIONE: ALICE GOLD ( Seven Rainbows)

ALICE GOLD Seven Rainbows ( Fiction, 2011)

A volte ci si può innamorare a prima vista, dopo il primo incontro durato poco più che mezz'ora. Con Alice Gold è stato così, dopo aver ascoltato il suo breve set in apertura agli Eels nella tappa milanese del settembre 2010. Alice Gold si presentò da totale sconosciuta davanti al pubblico italiano, in completa solitudine e con la sua Fender elettrica iniziò a proporre i suoi pezzi che poi saranno quelli che finiranno in questo suo primo disco , anticipato in questi mesi da alcuni singoli e relativi video.
Quelle canzoni, allora nude, suonano ora diverse e ricche confermando quindi le grandi potenzialità di questa cantautrice londinese che partendo dalla vocalità espressiva e blues di Janis Joplin e dal rock di fine anni sessanta, costruisce canzoni con una intelaiatura pop che sanno toccare la psichedelia e lo space rock più commerciale con grande grazia ed eleganza, mettendo a nudo una sbalorditiva vena compositiva, fresca ed accattivante. La sua bravura nell'affrontare il pubblico con sola voce e chitarra basterebbe già ad innalzarla a futura stella della musica ed il suo disco si presenta totalmente diverso dalla cantautrice solitaria che ho visto, rappresentando certamente una sorpresa.
Aiutata dalla produzione di Dan Carey (già al lavoro con Franz Ferdinand, The Kills, Hot Chip), il suo raggio d'azione è ampio e variegato a partire dall'anima soul che esce da canzoni funky come Conversations Of Love e And you'll be there, creando atmosfere da disco dance anni settanta senza mai sconfinare in scelte pacchiane.

How long can these streets be empty? è un rock blues che si perde nei fumi psichedelici e fa il paio con i frizzi e lazzi della "groovy" Orbiter, canzone da airplay radiofonico dal successo assicurato. Fairweather friend è in bilico tra rock e new wave.
Ma questo disco nasconde anche una parte dark ed introspettiva come nell'iniziale Seasons change, la pianistica Sadness is coming, o nella finale End of the world
Runaway Love e Cry cry cry al pari di "Orbiter" possiedono tutte le caratteristiche per diventare dei tormentoni, fortunatamente lontani dalla musica usa e getta che popola radio e tv.
In Inghilterra , la sua fama sta crescendo e gli anni di dura gavetta, viaggiando in tutta Europa a bordo del suo camper al seguito di act di prim'ordine come Eels, Twilight Singers e Band of Skulls tra i tanti, iniziano a dare i frutti sperati. The next big thing?

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