martedì 6 gennaio 2015

RECENSIONE: LUKE WINSLOW-KING (Everlasting Arms)

LUKE WINSLOW-KING Everlasting Arms (Bloodshot Records/IRD, 2014)


Poi ci sono dischi che lasci per ultimi. In fondo alla pila, quella più alta, quella lì in fondo a sinistra, sotto a tutti gli altri. Sono ridotto così. Immancabilmente sai che diventeranno i primi della fila, superando nomi blasonati e uscite strombazzate ma poi trombate. Il motivo per cui rimangono ultimi? E' un affascinante mistero a cui non voglio dare mai risposte concrete, o più semplicemente non lo so? Everlasting Arms è un disco da mettere in vetrina. Luke Winslow-King ha raggiunto con il quarto album in carriera una scrittura da vecchio e maturo veterano. Tutto suona antico nella sua musica, ma tutto è fatto dannatamente bene e proiettato nel suo presente: la sua voce a tratti gentile e accomodante, a cui forse manca quella spigolatura in grado di lasciare il pungente graffio (ma sono dettagli trascurabili), una slide, suonata anche dall'amico italiano Roberto Luti, che imperversa da cima a fondo, la voce della moglie Ester Rose lo accompagna ai cori, i profumi sono quelli di legno tarlato e brillantina per capelli, di erba appena falciata e di fienili accanto casa, di sale da ballo affollate il sabato sera con i vecchi nonni d'America impegnati in sfrenati balli prolungati fin dopo mezzanotte per far concorrenza ai più giovani.
Nativo del Michigan, ma figlio adottivo di New Orleans, città incontrata per puro caso in gioventù ma che lo ha conquistato definitivamente e svezzato musicalmente. Da lì non si è più mosso: ha iniziato a studiare arte e musica, spostandosi spesso anche in Europa, ma nella città del jazz c'è rimasto a vivere, ne ha carpito tutti i segreti, l'ha vissuta sulla propria pelle suonando in tutti gli angoli possibili. Nella sua musica convivono gli umori del sud, riaffiorano vecchi suoni ante guerra, antichi ragtime, dixieland (Levee Man), blues del delta (The Crystal Water Springs) e blues rutilanti dal tiro rock'n'roll (Swing That Thing), country (Wanton Way Of Loving), vecchi canti creoli di protesta riaffiorati da antichi libri e poi musicati (Bega's Carousell). Un ricercatore che riporta a galla il recente passato, lo restaura e ce lo offre su quel piatto dove il vinile sa ancora girare senza fretta. Un disco senza tempo come tutti quelli che dimentico colpevolmente in fondo alla pila. Chissà cosa altro c'è?

vedi anche: live @ Teatro Duse, Besozzo (VA), 14 Gennaio 2015





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